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2. Non riconoscendosi in nessuno dei partiti esistenti, non vanno a votare nella stragrande maggioranza coloro i quali pagano il prezzo più alto della crisi in termini di disoccupazione e di precarietà, di bassi salari e di riduzione delle prestazioni sociali e dei diritti, di crescente insicurezza per il presente e per il futuro, mentre aumenta la povertà e si concentra la ricchezza nel segno di disuguaglianze intollerabili e di macroscopiche ingiustizie. È il composito mondo del lavoro dipendente maggioritario nella società, vale a dire di tutti coloro, uomini e donne, giovani e vecchi, italiani e stranieri, i quali per vivere sono costretti a vendere nell'economia reale e nell'immaterialità della rete le proprie capacità fisiche e intellettuali a chi le compra per ottenere un profitto.

 

Ormai è palese che questo mondo, il mondo del lavoro del nostro tempo, connotato dalla rivoluzione digitale in tutti i suoi segmenti vecchi e nuovi, non ha rappresentanza nel Parlamento della Repubblica democratica fondata sul lavoro: si tratta di un secondo deflagrante dato di fatto, che oggi non si può più nascondere. E non ha rappresentanza perché non esiste nel sistema politico la sinistra, vale a dire una formazione in grado di corrispondere e di dare voce ai bisogni, alle ansie, alle aspirazioni della classi subalterne, al di là delle differenze di sesso, di nazionalità e di età.

 

Qui sta la principale ragione della crisi democratica, che a sua volta affonda le sue radici nella negazione ideologica del conflitto tra capitale e lavoro. Una patente deformazione della realtà, posta a fondamento prima della svolta della Bolognina da Occhetto, e poi della costruzione del Pds e del Pd da D'Alema, Fassino e Veltroni. Paradossalmente ma non troppo, si può dire che oggi la vicenda del Job Act ha rimesso le cose a posto. Perché dimostra senza ombra di dubbio non solo che il conflitto capitale-lavoro esiste ma anche che investe, ben oltre la naturale dimensione sindacale, anche la sfera politico-istituzionale. Infatti, il lavoro sfruttato si è enormemente esteso, ma non esiste una autonoma presenza politica della classe lavoratrice, come non esiste una sinistra in grado di influire sul corso delle cose.