Debito pubblicodi Paolo Ciofi (*)Il libro recente del segretario di Rifondazione comunista, dedicato a un tema cruciale che definisce in larga misura i contenuti della politica economica e sociale europea, e che in Italia viene generalmente indicato come il maggiore ostacolo alla ripresa del Paese (Paolo Ferrero, La truffa del debito pubblico, Derive Approdi, Roma 2014, pp. 155, 12 euro), si segnala per più di un motivo di interesse. Intanto è piuttosto inusuale, per il dibattito politico italiano, che un segretario di partito esca dal recinto politicista degli hashtag e di twitter per misurarsi con una questione di grande rilievo che condiziona la vita dell'intera società. E sebbene il titolo possa dare luogo a qualche fraintendimento circa la portata e la profondità dell'analisi, ci troviamo invece in presenza di una ricerca seria, che intende rovesciare il consueto modo di praticare la politica privilegiando i contenuti rispetto agli schieramenti.

L'analisi di Ferrero si sviluppa infatti su due piani e ha l'ambizione non solo di demistificare un dogma diventato senso comune che oscura precisi interessi sociali e di classe, ma anche di indicare, sulla base di tale demistificazione, una diversa prospettiva politica su cui si possa costruire una sinistra degna di questo nome. In effetti, l'osservazione della realtà mette in evidenza una contraddizione logica che rasenta il paradosso, revocando in dubbio il senso stesso delle politiche di bilancio adottate in questi anni. In generale e in particolare dopo il 2007, quando con la vicenda dei mutui subprime prende avvio dagli Usa la crisi globale

Se, come ci hanno indottrinato in tutti i modi e con tutti mezzi, le principali ragioni della crescita del debito pubblico sono da ricercare in un tenore di vita «al di sopra delle nostre possibilità» e in un eccesso di spesa pubblica soprattutto per pensioni e sanità, come mai, in presenza di feroci politiche di contenimento salariale (a cominciare dall'attacco alla scala mobile), di "riforma" delle pensioni e di restrizione delle prestazioni sociali, il debito pubblico è cresciuto, invece di diminuire?
 
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*pubblicato sul n. 6/2014 di Critica Marxista