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di Mario Sai - "La bancarotta del capitale e la nuova società" Roma, Editori Riuniti, libro di Paolo Ciofi, è importante per tutti coloro che in politica e soprattutto nella società (penso al lungo ciclo di lotte della Cgil e delle sue categorie, dalla Fiom allo Spi) si misurano con le conseguenze gravissime della crisi. Ciofi, usando le lenti di Carlo Marx (che sta tornando di grande attualità anche per chi siede nei centri di comando dell'economia e della finanza) analizza le metamorfosi dell'economia; la finanza dei "proprietari universali"; il campo di battaglia che è diventata l'Europa; il parassitismo della nuova borghesia; il tentativo di annullare il ruolo politico e sociale dei lavoratori trasformandoli in dispersi consumatori e risparmiatori. In crisi, per Ciofi, è un sistema di crescita che sta producendo instabilità, inefficienza, ingiustizia e insostenibilità e che rende tutto merce, dall'uomo alla natura. È un processo che vede affermarsi a livello globale il "senato virtuale" dei poteri finanziari, titolari di immensi privilegi, ma incapaci di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile perché non possono riconoscere a chi lavora autonomia, dignità, responsabilità. Per questo la produzione ristagna; il pianeta degrada; la disoccupazione e la precarietà si diffondono; le disuguaglianze si moltiplicano.

In particolare il sistema del welfare, pensato e conquistato al prezzo di dure lotte per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori ed elevare il livello di civiltà dei diversi sistemi sociali, viene rovesciato nel suo contrario: un immenso mercato per nuovi affari privati a danno dei diritti di tutti.

In questa lunga notte del capitalismo senile l'Italia è particolarmente a rischio. Lavoratori donne, giovani, anziani stanno pagando prezzi sociali altissimi e ciò alimenta la crisi della democrazia, delle sue istituzioni e dei partiti; generando rabbia e passività, che si alternano negli orientamenti dei "cittadini-lavoratori".

Come se ne esce? Con un'altra idea di democrazia, che sia prima di tutto democrazia economica, capace di dare vita ad un nuovo tipo di impresa, dove i lavoratori, oltre ai diritti sindacali, abbiano il potere di intervenire sugli indirizzi delle produzione: che cosa, come, per chi produrre.

Utopia? Ciofi indica una strada concreta: la nostra Costituzione (che fa dei "lavoratori–cittadini" il perno del cambiamento) e la creazione di una coalizione politica che metta insieme i tanti movimenti e le tante lotte che si sperimentano nelle periferie urbane, nei territori, nelle scuole, nei luoghi di lavoro con tutte le forze presenti nei partiti, nei sindacati, nelle associazioni convinte che serva una grande forza pro-labur se si vuole dalla crisi uscire con una prospettiva di nuova società. Oggi, sottolinea Ciofi, la questione delle alleanze politiche e sociali più che su alchimie elettorali si identifica in larga misura con la ricomposizione unitaria delle varie e nuove forme in cui oggi si articola il lavoro, subordinato e autonomo, materiale e immateriale.

 

Mario Sai, del CD della Cgil nazionale, ha scritto questa recensione per Rassegna sindacale e per Liberetà, la rivista dello Spi.