La politica, di questi tempi, non entusiasma. E tanto meno entusiasmano i partiti. L’una e gli altri sono stati privatizzati nell’interesse di chi detiene il potere di nominare gli eletti, e a vantaggio dei gruppi economici dominanti. La frantumazione e la proliferazione delle liste è la controprova del prevalere dell’interesse privato: di gruppo, di famiglia e addirittura personale. Fino al 25 febbraio i simboli presentati erano 84. Ma proprio perciò - per colpire l’egoismo privatistico e per dare dignità alla politica - andare a votare è necessario. Il Cavaliere ci propone una sfida di civiltà e di democrazia, e noi a questa sfida dobbiamo rispondere impedendogli di portare l’Italia al collasso: cacciare Berlusconi è la premessa per estirpare il berlusconismo, che è penetrato nella società e nella politica. Diverse ragioni di fondo ci devono spingere, con lucidità, a mandare a casa il Cavaliere e a metterlo in condizione di non nuocere. Perché ha fatto di tutto per retrocedere i lavoratori da fondamento della Repubblica a pura merce in uso al capitale, e il lavoro da diritto a variabile dipendente dall’impresa: arroganza del potere del denaro e dittatura del capitale sono i marchi indelebili del berlusconismo. Perché, di conseguenza, i diritti dei lavoratori e dei cittadini sono stati trasformati in privilegi per i super ricchi e in prevaricazioni per tutti gli altri: l’elogio di Fiorani, che depredava i piccoli correntisti ed è accusato di associazione per delinquere, dimostra che l’unica autorità riconosciuta da Berlusconi & c. è quella del denaro. Il denaro al di sopra di tutto, vale a dire il diritto del più forte sciolto da qualsiasi vincolo e condizionamento come fondamento di un’altra Repubblica. La destrutturazione della Costituzione e dei suoi principi di uguaglianza ha camminato su questa strada, nell’indifferenza degli intellettuali, di molti cultori del diritto e di una parte non secondaria della sinistra. Al punto che oggi l’alleanza elettorale del Cavaliere con fascisti e neonazisti, negazionasti dello sterminio degli ebrei e nemici dichiarati della Repubblica democratica, passa quasi sotto silenzio invece di suscitare indignazione. E così, mentre il razzismo avventurista di Calderoli e della Lega offende l’Islam, alimenta la spirale di violenza, indebolisce la sicurezza dell’Italia e il suo ruolo nel mondo, il presidente del Senato Pera, mettendosi la Costituzione sotto i piedi, chiama alla crociata contro i musulmani con il suo manifesto neoconservatore. Anche per restituire all’Italia il suo ruolo di promotrice di pace, secondo i principi di uguaglianza tra i popoli, di giustizia e libertà, bisogna cacciare il Cavaliere e i suoi lacchè. Non lasciamoci prendere dal disincanto e dal rifiuto di questa politica che non ci piace. Come si diceva una volta, votiamo e facciamo votare. Contro i signori dell’arbitrio che ci vogliono ridurre a uno stato di prostrazione permanente ci vuole una decisa mobilitazione dal basso. Prima eliminiamo il Berlusca, poi faremo i conti con il berlusconismo. Cari compagni, il catalogo è questo.

Paolo Ciofi