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Cinque candidati e idee zero: così si presenta a Roma il Pd in vista delle elezioni per il sindaco. Evidentemente dalle elezioni politiche il Pd non ha tratto alcun insegnamento. E le sue lotte interne tra correnti e gruppi di potere, che esprimono improvvisate candidature senza un programma comune e senza qualità, rischiano di far pagare un prezzo enorme alla città eterna, assediata da una delle peggiori crisi della sua storia. È il caso di dire che perseverare è diabolico. Nel 2008 Roma fu consegnata ad Alemanno per effetto di un’ operazione spartitoria condotta dall’alto sulla testa dei romani, che vedeva Rutelli succedere a Veltroni per diritto ereditario e Rifondazione comunista stringere un patto di potere con il Pd. Al maggior partito il sindaco, a Rifondazione il vice, o meglio la vice: senza alcun progetto innovatore, e al di fuori di qualsiasi consultazione democratica sui programmi e sui problemi reali dei romani. Ora, in presenza dell’onda grillina e con la città allo sbando, stanno commettendo lo stesso errore. Nessuna reale attenzione per le idee che da più parti vengono avanzate. Nessuna consultazione dal basso della città, delle sue espressioni sociali e civili. Nessun ascolto delle tragedie individuali e collettive che la feriscono a morte. Nessuna spinta per mobilitare la dignità e l’orgoglio di chi viene deprivato di fondamentali diritti. E dietro le quinte i soliti manovratori che tirano i fili. Ma se tutte le forze popolari, democratiche e di sinistra, si mettono insieme su un programma di reale cambiamento, sorretto da una candidatura forte e di prestigio, a Roma si può battere la destra e fermare la crescita di Grillo. Se il Pd vuole davvero il cambiamento volti pagina e dia - con coraggio - un segnale che non ammette equivoci. Ponga fine a uno spettacolo poco decoroso, espressione sintomatica della vecchia politica, e azzeri le primarie. Si apra a un confronto programmatico con la città, con tutte le forze sociali e politiche disponibili al cambiamento. E su questa base si scelga di comune accordo il candidato sindaco. Se si vuole, il tempo c’è. Anche per convocare un conclave laico in grado di produrre quella fumata bianca che il popolo multietnico di questa città si aspetta. A Roma si può vincere.

Paolo Ciofi