Primo Maggio 350 260Il primo maggio è la festa del lavoro. Ma le notizie di questo primo maggio 2016 sono tutte contro il lavoro. Più che una festa sembra un funerale. C’è chi annuncia pesanti tagli in busta paga per i dipendenti pubblici (Il Messaggero) e chi sostiene che la medicina giusta per risanare le banche è la riduzione drastica degli addetti (il ministro Padoan). Intanto le morti sul lavoro sono aumentate del 16 per cento. Addirittura, per la prima volta dopo tanti anni, si è registrata in Italia una riduzione delle aspettative di vita.
Nella repubblica fondata sul lavoro assistiamo ogni giorno al degrado crescente del lavoro, e con esso alla perdita di dignità della persona, all’oscuramento dell’orizzonte per i giovani, alla perdita della sicurezza per i vecchi. Basta camminare per le strade del centro di Roma per rendersene conto. Solo l’arroganza, e anche la stupidità, di chi esalta le virtù taumaturgiche del “libero mercato”, attaccando conquiste storiche di civiltà e di democrazia, possono sostenere che tutto va bene, mister Marchionne.
Costoro dovrebbero spiegare come sia possibile ottenere la mitica crescita comprimendo occupazione e potere d’acquisto, un dogma che in quanto tale non si può spiegare. Aveva ragione quel padre costituente, il quale sosteneva che «vano sarà aver scritto nella nostra Carta il diritto di tutti i cittadini al lavoro, al riposo, e così via, se poi la vita economica continuerà a essere retta secondo i principi del liberalismo, sulla base dei quali nessuno di questi diritti mai potrà essere garantito».
La conferma viene dai fatti: solo l’otto per cento degli italiani interpellati dal sondaggio Demos-Coop sostiene che il Jobs Act ha funzionato, e il settanta per cento non crede che ci sia la ripresa. La falsificazione della realtà è diventata metodo di governo. E i cittadini titolari di diritti vengono abbassati al rango di sottostanti, ai quali sua altezza concede un bonus in vista della campagna elettorale. È la modernizzazione del metodo Achille Lauro, il quale ti dava una scarpa in cambio del voto. Una ragione in più per ribellarsi, e far sì che il primo maggio torni ad essere una festa.
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it