Il voto politico del 9 e 10 aprile 2006. Sono in molti, tra dirigenti di partito, esponenti dell’establishment dell’economia ed esperti della comunicazione, ad affermare che questa campagna elettorale è “orribile”. Il Corriere della sera scrive addirittura di un’“apocalisse elettorale”, di un’angoscia “palpabile e incombente”. Ma perché sorprendersi? Tutti sapevano che il Cavaliere non è un gentleman, e tuttavia adesso è evidente che hanno sottovalutato lui e ciò che rappresenta nella realtà e nella storia di questo Paese.
Sarebbe fin troppo facile ricordare i silenzi e gli omissis di tanti cultori delle libertà civili e dello Stato di diritto, dislocati anche nell’area della sinistra, quando Berlusconi attaccava frontalmente gli operai, i lavoratori dipendenti e le loro conquiste, dando una spinta decisiva alla precarietà per tutti, giovani e meno giovani. Come se il diritto al lavoro non sia un diritto della persona costituzionalmente riconosciuto. Come se si possano tutelare i diritti individuali liquidando i diritti sociali. Come se possa trionfare la libertà distruggendo i diritti in nome dell’uomo flessibile. In una parola, come se i diritti siano divisibili, e si possano fare a fette secondo le convenienze del momento.
Ma tant’è. Adesso che nel mirino del Cavaliere sono entrati i suoi compagni di rendita e profitto, e il carissimo nemico patron della Confindustria, ci si chiede (“con angoscia”) se questa è una “normalità democratica”. E a ragione le preoccupazioni crescono: perché con tutta evidenza emerge il sovversivismo di Berlusconi e del berlusconismo, anche al cospetto di chi non vuol vedere o ha fatto finta di non vedere. Non vittimismo, ma sovversivismo di una persona e di una classe dirigente, che non è una novità nella storia d’Italia, e che fa leva sull’impoverimento della “classe media”e sull’insoddisfazione dei ceti subalterni.
Ricapitolo per memoria. Quando Berlusconi va sotto processo non accetta le regole, contesta i giudici, mette sotto accusa l’ordine giudiziario, sovverte la Costituzione. Quando la Cgil lo critica e chiama alla mobilitazione, attacca frontalmente il principale sindacato confederale, tenta di isolarlo e di metterlo in crisi, sovvertendo una pratica delle relazioni sociali, consolidata in quasi mezzo secolo. Quando autorevoli giornalisti del servizio pubblico lo criticano, li fa licenziare mettendosi sotto i piedi il diritto alla libertà di espressione e quello all’informazione.
E quando la Confindustria sostiene che ha governato male e si è fatto gli affari suoi ma non quelli dell’intera classe capitalistica (pur apprezzando la legge 30 e la legge Moratti), lui lavora per destabilizzarla e per sovvertire il principio dell’autonomia: un capitalista non può stare, secondo lui, dalla parte del centro-sinistra. In altre parole, i padroni devono stare con il padrone, ma questo è troppo per i medesimi padroni, che rivendicano la libertà di scelta politica.
Il sovversivismo movimentista è la cifra di Berlusconi in questa campagna elettorale. Se ne sbatte delle regole, anche perché sa, lui campione dei senza-regole, che quando è obbligato a rispettarle perde. Perciò maschera lo stato reale in cui è precipitato il Paese, mistifica le posizioni dell’avversario e attacca anche i cosiddetti poteri forti: in quanto principale potere forte, si fa capofila di chi si vuole arricchire contro l’establishment dei già arricchiti. Un’operazione che per andare i porto deve spegnere i lumi della ragione e dare sfogo agli appetiti della pancia.
Seminare insicurezza e paura del salto nel buio è l’altro elemento della strategia. Un insulto alla Sua Persona e parte l’appello all’“emergenza democratica”, mentre lui (senza troppe proteste in verità) si è apparentato con i neo-nazisti, che sono i peggiori e i più radicali nemici della democrazia. Ma non basta. E allora ecco il combinato disposto dei due “aiutini”: quello di chi sfascia le vetrine e dà fuoco alle automobili, e quello molto più autorevole dell’amico Bush, che dà l’allerta contro le violenze che potrebbero insanguinare l’Italia.
Ma si può rispondere al movimentismo del Cavaliere immobilizzando il Paese nel sistema di potere dei fans delle scarpe Tod’s, come lascia intendere gran parte dell’Unione? Anche loro, come gli altri, hanno dato poco e succhiato molto dalla linfa vitale dell’Italia, e portano su di sé grandi responsabilità per il suo declino. E allora: davvero la partita del governo e del futuro di questo Paese si dovrà giocare tra due gruppi di miliardari, come appare in questo scorcio di campagna elettorale?
La circolarità di una politica autoreferenziale che diffida dei movimenti di massa e della partecipazione attiva delle persone - unico vero antidoto contro le provocazioni e la violenza - non sembra lasciare molte vie di uscita. Se tutto si affida alla Tv o anche al film di Moretti, le persone in carne e ossa restano semplicemente un bersaglio inerte del messaggio mediatico, non i soggetti protagonisti, che si mobilitano nella campagna elettorale e nella lotta politica. In queste condizioni decide chi ha la ricchezza, chi dispone dei mezzi di produzione e di comunicazione. Perciò bisognerebbe davvero bucare lo schermo e andare oltre, restituendo lo scettro alle persone e al popolo.
Mancano ormai pochi giorni al voto, e contro il sovversivismo dall’alto di Berlusconi è necessario creare una forte spinta dal basso, che oggi non c’è. La politica ufficiale non ci soddisfa? E’ piuttosto apatica ed opaca? Non scoraggiamoci e non abbandoniamo il campo. Battere Berlusconi è un compito e un dovere che va al di là della classe e del partito. E come persona ognuno di noi può fare molto: per esempio lavorare fino al 10 aprile per conquistare ciascuno 10 voti per l’Unione. Alla fine, quando li metteremo tutti insieme, questi voti saranno tanti. E saranno necessari per vincere, ma anche per costruire una sinistra nuova.

Paolo Ciofi