corrispondenza fra Paolo Ciofi e Damiano Cipriani

Da: Damiano Cipriani Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Data: 26/03/2008 11.30.30
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Oggetto: All'attenzione di Paolo Ciofi


Salve,
ho letto con interesse il suo articolo sulla sinistra da costruire, ma dissento totalmente con le sue conclusioni: "La Sinistra l'Arcobaleno non affascina? E agisce secondo i vecchi canoni della politica politicante? Non mi sento di dare torto a chi lo pensa. Ma proprio perciò non bisogna abbandonare il campo. Contribuire al successo della Sinistra l'Arcobaleno oggi è necessario per mantenere aperta la possibilità di costruire dopo il voto una sinistra in grado di incidere nella realtà per cambiare il Paese".
Mi dica lei come si fa a votare chi promette rinnovamento dicendo di fare non uno bensì 2 passi indietro (Bertinotti ospite da Fazio un mesetto e mezzo fa, disse che si sarebbe messo non in seconda ma in terza fila per dare spazio ai "giovani") e poi puntualmente si
ripropone come leader del movimento.
Come scrisse Sciascia a Craxi: "quando si vuole rinnovare, e si vuole rinnovamento, bisogna che siano nuovi gli uomini che si propongono".
Vorrei sapere che ne pensa.
Un saluto

Damiano Cipriani


Caro Damiano Cipriani,
lei mi dice che non può votare l’Arcobaleno perché Bertinotti non ha compiuto gli annunciati passi indietro, e mi domanda cosa penso del fulminante giudizio di Leonardo Sciascia, secondo cui “quando si vuole rinnovare, e si vuole rinnovamento, bisogna che siano nuovi gli uomini che si propongono”. Rispondo che, indubbiamente, il rinnovamento della politica, e della sinistra politica, passa anche attraverso il rinnovamento dei gruppi dirigenti e il ricambio delle persone. Aggiungo che, se la sinistra oggi si trova in gravi difficoltà, e ha perso di efficacia e credibilità, ciò è il risultato non solo di fattori oggettivi ma anche di errori politici di chi l’ha diretta. La fase che si è aperta con la crisi del governo Prodi conferma, a mio parere, che parlare di rinnovamento in queste condizioni non basta più: il tempo del rinnovamento è scaduto, incombe l’esigenza di una nuova costruzione. In altri termini, non si tratta di rinnovare quel che c’è, bensì di mettere mano al rifacimento della sinistra. L’operazione è di grande portata e difficoltà, dal momento che implica anche la fondazione di una cultura critica della realtà, capace di leggerne il movimento perenne, e lo spostamento del centro di gravità della politica dal recinto autoreferenziale delle istituzioni al mare aperto della società. Tuttavia il passaggio elettorale è decisivo perché se la sinistra esistente – che mettendosi insieme sotto il simbolo dell’arcobaleno ha in qualche modo avvertito pur tra molte contraddizioni e insufficienze una qualche consapevolezza della crucialità del momento – dovesse essere cancellata dal sistema politico e della rappresentanza parlamentare, o ridotta all’inessenzialità gregaria, ben difficilmente si potrà mettere mano a una qualche costruzione. Prevarrebbero il senso della sconfitta, la fuga dalle responsabilità, il rinchiudersi ciascuno nella propria piccola patria identitaria, nel segno della disillusione e della fuga nel privato. Non ci sarebbe nessuna palingenesi, nessuna resurrezione, ma una sconfitta di portata storica da cui sarebbe molto difficile potersi riprendere. Per dirla in breve, questa sinistra che c’è oggi non mi piace ed è sicuramente inadeguata, ma la voto perché dalla sua cancellazione può venire il peggio, la definitiva trasformazione della democrazia in oligarchia del denaro. Non vivo sulla luna, ma nell’Italia di oggi, in cui questi sono i rapporti di forza e questi sono i rischi: è la condizione contraddittoria e anche drammatica in cui mi trovo. Ma ci sono dei momenti storici in cui le scelte politiche sono in qualche modo obbligate. Perciò voto, e lavoro per far votare la sinistra. Nello stesso tempo mi attrezzo perché, dopo il voto, si apra davvero la fase di una costruzione nuova. E mi predispongo a una battaglia politica, per evitare due rischi che già si intravedono: su un versante, il ritorno alle vecchie identità di nicchia e al propagandismo vacuo; sull’altro, la formazione di un soggetto politico diversamente denominato come pura sommatoria di ceto politico. C’è bisogno, invece, di un vasto coinvolgimento e di un forte radicamento nella società. Ma proprio perciò tutti coloro che sono insoddisfatti dello stato delle cose presenti non possono stare alla finestra. Noi tutti dobbiamo finalmente sapere che, se vogliamo una nuova casa politica in cui ci troviamo a nostro agio perché è la nostra casa, dobbiamo costruircela con le nostre mani. Mi si può obiettare: “Però, se invece di Bertinotti il candidato fosse stato un altro, tutta l’operazione sarebbe più facile”. Confesso che non so rispondere, ma anche se così fosse, adesso che c’è Bertinotti, cosa faccio? Non voto l’Arcobaleno, o non vado a votare? Così, se un errore è stato fatto, io lo raddoppio. E finisco per danneggiare me stesso.
Un saluto, Paolo Ciofi


 

Salve,
intanto la ringrazio tantissimo per avermi risposto, è raro trovare  persone comunque disposte al dialogo. Inoltre la ringrazio una seconda volta perchè, insieme a Flores d'Arcais grazie ad un suo articolo comparso oggi sempre su megachip, siete riusciti almeno a mettere in dubbio la mia fino ad ieri granitica convinzione di votare scheda
nulla alle prossime elezioni. Ben vengano i dubbi ed i ripensamenti, sono il sale della vita!
Quindi grazie di nuvo, rifletterò molto su quello che mi ha scritto e speriamo tutti di prendere la decisione + giusta per risollevare questo nostro paese allo sbando.
Un saluto

Damiano Cipriani