Non c'è dubbio che buona parte del terremoto politico provocato dal voto sia da attribuire a Walter Veltroni. Rotta l'alleanza con la sinistra, e sospinto da una legge truffa, "a vocazione maggioritaria" come il Pd, Veltroni ha ottenuto un doppio effetto schiacciando l'elettore nella morsa del "voto utile": ha consegnato se medesimo alla sconfitta e ha cancellato la sinistra dal Parlamento. Un risultato "storico", che non ha eguali nell'Italia repubblicana e nel cuore dell'Europa. E non si tratta di una semplice "normalizzazione" bipolare del sistema politico, ma di un'amputazione della rappresentanza e della democrazia.

L'Italia è stata consegnata stabilmente a Berlusconi perché il Pd, rompendo a sinistra, non ha sfondato al centro e ha mancato l'obiettivo elettorale per il quale è stato creato. Ma la destra, soprattutto la Lega , ha sfondato tra gli operai al Nord, erodendo la base sociale della sinistra. Complessivamente, nel Paese c'è stato un generale spostamento a destra. E ciò si è verificato non tanto per effetto della legge truffa, ma perché la base operaia e popolare del Paese non si riconosce nella sinistra, non si sente da essa rappresentata e tutelata, e perciò sceglie la destra.

Non è un fenomeno nuovo. I regimi autoritari e dittatoriali del novecento, come il fascismo, si sono fondati su un consenso popolare di massa. In Usa, i ceti subalterni e più sfruttati oscillano tra l'astensionismo e il voto alla destra repubblicana. Da noi, l'espianto dalle sue radici sociali della sinistra di matrice operaia e popolare, comunista e socialista, è un processo che viene da lontano, e che ha subìto un'accelerazione fortissima dopo l'89. Da allora la sinistra si è via via allontanata dalla realtà, dalle contraddizioni laceranti della società, dalle concrete e difficili condizioni di vita di milioni di donne e di uomini.

Oggi la novità consiste nel fatto che lo spostamento a destra nel voto coincide con la cancellazione pura e semplice della sinistra, che viene sospinta nel ghetto prepolitico della non rappresentanza, con conseguenze nefaste per l'intero Paese. Ci sarà in futuro una sinistra politica? Siamo a un punto di svolta, che può diventare irreversibile se non cambiano musica e spartito, e la sinistra non si insedia stabilmente nella società per risalire poi nelle istituzioni. L'esatto contrario di quanto si è verificato in questi anni.

E' il paradigma autoreferenziale che bisogna rovesciare, per fare un bagno salutare nella realtà. C'è bisogno di stare tra le persone, in mezzo al popolo per dare risposte concrete a esigenze concrete. E di un'attitudine costruttiva che selezioni proposte, progetti, strumenti nuovi di organizzazione e di comunicazione per dare all'Italia una generale prospettiva di cambiamento. Per questo c'è bisogno anche di un pensiero nuovo, che può nascere solo da un'intelligenza collettiva, da uno sforzo comune, da una diversa pratica politica che abolisca il leaderismo, le cordate di interessi, i filosofemi opportunistici.

E' difficile? Difficilissimo. Ma ci sono in giro tante energie inespresse, tanta voglia di fare che non trova applicazione, tante intelligenze che vorrebbero essere messe alla prova. Allora mettiamoci noi stessi alla prova, rendendoci protagonisti di un processo costitutivo di una sinistra nuova. E organizziamo dai territori una spinta dal basso, senza aspettare che ci piova la manna dal cielo. Il tempo dei miracoli e delle icone da portare in processione è finito da un pezzo.

Paolo Ciofi

Articolo scritto per Megachip del 16 aprile 2008