Da ogni parte, ormai, ti senti dire che domenica prossima il tuo voto sarà utile soltanto se verrà dato a uno dei due leader dei maggiori schieramenti. Altrimenti, la tua scheda sarà solo carta straccia, e anzi contribuirà ad aggravare la crisi del Paese. A queste condizioni sarebbe stato più semplice (e più economico, naturalmente) cancellare le altre liste. Una visione piuttosto singolare della democrazia, bisogna ammetterlo, e non solo perché viene coartata la libertà di scelta dell'elettore. In realtà, chi è titolare del diritto di voto viene messo alle strette, non dico ricattato, ma implicitamente dichiarato responsabile di un degrado del sistema politico e della capacità di governo, di cui invece è vittima per responsabilità massima dei due principali partiti. E non vale che il capo dello Stato abbia dichiarato che in democrazia ogni voto è utile. Illustri politologi, scienziati sociali e filosofi della politica, chiamando in causa persino l'alternatività tra materialismo e salvezza dell'anima (in realtà solo aria fritta per colpevolizzare gli elettori, come quando si diceva che se vincevano i comunisti avremmo visto i cosacchi del Don abbeverare i cavalli nelle fontane di S. Pietro) ti spiegano che per disincagliare l'Italia devi mettere il segno della salvezza solo su Veltroni o Berlusconi: tutto il resto non ha senso. E non può bastare neanche la motivazione di una scelta imposta dalla legge elettorale truffa, che comunque non giustifica una riduzione così drastica della democrazia e della libertà dei cittadini. Alla fine, tutto il senso della campagna elettorale si riduce a questo: se sei di destra, voti Berlusconi; se sei di sinistra, voti Veltroni. I programmi, i contenuti non contano, anche perché non sono dissimili, e piovono accuse su chi abbia copiato chi. Ovvio che siamo fuori dalle ideologie, e anche dagli ideali. In primo piano ci sono due persone e diversi gruppi di interesse: tutto è semplice, lapalissiano, persino banale. Da una parte Berlusconi con il suo partito personale e le sue Tv, che dà voce alla borghesia diffusa del Nord e alle partite Iva, contornato da Bossi e Fini. Dall'altra Veltroni, plebiscitato con un'operazione pilotata dall'alto nel nome di De Benedetti-Scalfari e di una borghesia più sofisticata, che non si riconosce nel Cavaliere e fa leva sulla potenza mediatica dei colossi della carta stampata. Ma perché le persone di sinistra dovrebbero mettere la croce su Veltroni, il quale ha confessato che non è di sinistra? Perché - ti rispondono- altrimenti vince Berlusconi: questo è il voto utile. Ma utile per chi? In ogni caso è un voto contro (contro Berlusconi per impedire che governi), non un voto per (per un programma con cui governare). E così crolla tutto l'impianto veltroniano, che – si diceva – è stato costruito per dare risposte in positivo alla dura condizione dell'Italia e degli italiani, prescindendo dalla contrapposizione con l'avversario. Siamo tornati alla politica come pura gestione del potere, che prescinde invece dai contenuti e che considera gli elettori semplici gregari senza volto, il cui pensiero e le cui aspirazioni non hanno peso. Dov'è la novità? Veltroni rompe con la sinistra per potersi spostare liberamente al centro. Ma per stare al centro, e per fare una politica di centro, chiede i voti di sinistra: una volta si chiamava trasformismo, oggi si chiama modernizzazione. Tuttavia non è solo una manovra elettorale, l'operazione è più complessa. Strategicamente, Veltroni vuole annientare la sinistra per potersi liberamente alternare (o alleare) al potere con la destra. Perciò, per battere elettoralmente Berlusconi oggi, per poi stringere un compromesso domani, ha deciso di andare da solo, rompendo con la sinistra e mandando in crisi il governo. Un'operazione ad alto rischio che guarda lontano, e che corrompe le basi della democrazia fondata sulla Costituzione del '48, di cui è bene che lui porti - liberamente - tutt'intera la responsabilità. E' il minimo che si possa chiedere, per restituire alla politica coerenza e trasparenza, condizione indispensabile per un suo recupero di credibilità e autorevolezza: chi va da solo abbia il coraggio della solitudine. Anche perché l'operazione Pd guidata da Veltroni ha avuto finora il pregio di rilegittimare Berlusconi alla testa della destra, dopo che sembrava destinato a restare definitivamente in panchina senza nessuna possibilità di scendere in campo. Si ripresenta così in tutta la sua interezza la vera “anomalìa italiana”, che ha seminato nella società la cultura dell'illegalità, e sulla quale è stata pudicamente apposta una foglia di fico. Dato che nessuno ne parla, sembra che non c'è: un'altra formidabile modernizzazione. Ho qualche dubbio che un'Italia davvero moderna si possa fare in compagnia di una rispettabile signora che si dice porti il cilicio; di un generale che disprezza i gay e sostiene che per la truppa ci vogliono “le case di piacere” (proprio così, come nei secoli passati); di una fotogenica ragazza capolista nel Lazio che non disdegna di rivedere la legge sull'aborto, e dichiara la sua simpatia per Ferrara; di un imprenditore che ha costretto i metalmeccanici a dure lotte per 100 euro di aumento mensile in tre anni, e ha attaccato pesantemente chi ha combattuto l'evasione fiscale elogiando “San Clemente” Mastella. Ciò che dice e ciò che fa (o non fa) il Pd in materia di diritti civili è troppo noto – e censurabile – per continuare. Si trascura però che l'impianto economico-sociale del partito si regge su presupposti classici di destra, peraltro sorpassati e in crisi evidente. La parola chiave è “crescita”, ma la crescita è sinonimo di una “modernità catastrofica”, che sta precipitando il pianeta nel disastro ambientale e antropologico. Un concetto in verità ottocentesco, che peraltro non si coniuga più con il progresso. Quando poi si aggiunge che “non c'è giustizia sociale se non c'è crescita”, come fa il capo del Pd, è evidente - se vogliamo dire le cose come stanno - che ci troviamo in presenza di un'impostazione semplicemente classista e reazionaria. Perché sta a significare che i diritti conquistati nel Novecento diventano una variabile del ciclo del capitale, e che in periodi di vacche grasse ai lavoratori dipendenti si elargisce qualche briciola, ma quando le vacche sono magre a loro è concesso solo l'onore di stringere la cinghia. Mentre si continua a ignorare che il cambiamento del modello distributivo è condizione di sviluppo, e che le alte retribuzioni (vedi la Germania) costituiscono uno stimolo potente all'innovazione tecnologica e scientifica. Abbiamo a che fare - come ha osservato Giorgio Galli - con un bipolarismo finto e tardivo, in crisi profonda, che “sta perdendo di senso perché gli schieramenti che si affrontano in realtà sono sempre più simili tra loro, nelle pratiche politiche e nei programmi”. Non per caso il quotidiano della Confindustria ha messo bene in evidenza che, “con la rivalutazione della ricchezza”, “si completa la svolta borghese” di WV: “un'operazione di metabolismo politico di ingredienti che finora erano stati parte del sogno berlusconiano”, ossia del “mito del successo imperniato sul denaro”. “E' come se Veltroni avesse intercettato all'origine le spore di questo mito e le avesse sistemate in ordine diverso”. Le conclusioni tiratele voi. A me pare che la cosa giusta da fare sia spezzare questo cerchio opprimente. E per farlo l'unica possibilità che mi resta è votare a sinistra, per la Sinistra l'Arcobaleno. E' una scelta personale come è ovvio, e la dichiaro qui perché Megachip offre l'opportunità di dare voce a posizioni diverse. A maggior ragione voglio essere chiaro: questa sinistra che c'è non mi piace e la voglio cambiare. Aggiungo che parlare di rinnovamento non basta più, e perciò bisogna mettere mano a un rifacimento dalle fondamenta. Per questi motivi, nella condizione palesemente contraddittoria in cui mi trovo, oggi voto e lavoro per far votare la Sinistra l'Arcobaleno: diversamente, sarebbe il deserto. Nello stesso tempo mi predispongo a una battaglia politica perché, dopo il voto, si apra davvero il cantiere di una costruzione nuova, fondata sulla partecipazione e radicata nella società, in grado vincere l'autoreferenzialità e le separatezza della politica. Con una sola certezza: chi vuole una sinistra diversa, una nuova casa politica in cui si trovi a proprio agio perché è la sua casa, deve contribuire a costruirla con le sue mani, pietra su pietra.

Paolo Ciofi

Articolo scritto per Megachip del 9 aprile 2008