Ministro PadoanNell'intervista al Foglio del 25 aprile il ministro Pier Carlo Padoan afferma che il suo essere di sinistra viene da lontano, e fa riferimento a un saggio del 1980 intitolato "Afferrare Proteo". Dove Proteo è l'immagine del capitalismo e dove si sostiene che la sinistra, per poterlo afferrare, dove tornare al liberalismo del grande padre Adamo, inteso come Adam Smith.
A circa mezzo secolo di distanza, e a conti fatti, si deve però constatare che non è stata la sinistra ad afferrare Proteo, bensì Proteo ad afferrare la sinistra "non tradizionale" cui Padoan fa riferimento, incatenandola e rendendola subalterna fino a produrre la sua mutazione genetica. Come dimostrano tra l'altro, da una parte, il dominio pressoché assoluto del neoliberismo pro capitale praticato dal Fondo monetario internazionale, di cui il ministro è stato fino all'altroieri un esponente di punta e, dall'altra, la rinuncia a lottare per l'applicazione dei principi costituzionali, pensati proprio per piegare Proteo ai bisogni della collettività fino a potersene liberare.
Non risulta che la sinistra cui allude il ministro e il ministro medesimo abbiano profuso un pozzo di energie per rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitando la libertà e l'uguaglianza "impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese", come prescrive l'articolo 3 della nostra Carta fondamentale. Né che abbiano sudato sette camicie per "tutelare il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni" (art. 35), assicurando alla persona che lavora una retribuzione adeguata a garantire "a sé a e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa", e alla donna lavoratrice gli stessi diritti e le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore (artt, 36 e 37). O che abbiano combattuto, il ministro e la formazione soi disant di sinistra cui allude, per far sì che l'iniziativa economica non si svolga "in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità della persona" (art. 41). Non escludendo il trasferimento "a comunità di lavoratori e di utenti", oltre che allo Stato e a enti pubblici, di imprese "che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio" (art. 43). A dire la verità, su simili argomenti non risultano neanche scontate dichiarazioni di routine da parte del ministro.
Insomma, non basta professare la fede giallorossa in compagnia del maestro D'Alema per dichiararsi di sinistra. E le conseguenze oggi si vedono. Tanto è vero, dice il ministro, che Marchionne è stato bravissimo e quella della Fiat è stata "una magnifica trasformazione industriale". Dove è evidente, se ce ne fosse ancora bisogno, che una "sinistra" del capitale nulla ha a che fare con la sinistra, ed è contraria agli interessi del Paese.
 
Paolo Ciofi