cadavere operaio SavelliDopo i bruciati vivi alle Acciaierie venete di Padova, è venuto il turno dei cantieri navali Antonini di La Spezia.

È una strage. Dall’inizio dell’anno ad oggi, 15 maggio, i morti sul lavoro sono 259, quasi due al giorno. Una volta si chiamavano omicidi bianchi, adesso la colpa è solo del destino. No: la colpa è della legge inesorabile del profitto, dello sfruttamento disumano cui sono sottoposti gli esseri umani costretti a vendersi al massimo ribasso.

Privati di tutele, spogliati di diritti, messi in concorrenza tra di loro, sfidano la morte per poter vivere. Cosa c’è di più ripugnante e insopportabile in questa società, che distrugge congiuntamente la persona umana e la natura?

Eppure gli impassibili cultori dei “diritti umani” hanno perso la parola di fronte alla strage del lavoro. Né sembrano accorgersene quelli impegnati ad accroccare il cosiddetto “contratto di governo”, come se si trattasse della compravendita degli aspetti fondamentali della nostra vita. Forse non lo sanno ma questa è una «Repubblica democratica, fondata sul lavoro», che «tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni».

Per evitare che il lavoro sia solo una merce e la vita umana solo un mezzo per accrescere i profitti, in modo che le persone possano vivere dignitosamente, questo è il principio che illumina il cammino verso una civiltà più avanzata.


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