Si parla di lavoro... ma come?

C'è una novità, nella campagna elettorale. Si torna a parlare del lavoro, sotto la sferza dei bassi salari e dell'inflazione. E dopo la strage della ThyssenKrupp, per la quale i dirigenti della multinazionale sono stati incriminati di omicidio volontario. Dunque, il lavoro esiste, ancorché svalorizzato in tutte le maniere. E anche chi lo aveva dato per morto e sepolto, soppiantato dalla tecnica o dissolto nella moltitudine, è costretto adesso a prendere atto che senza il protagonismo del lavoro l'Italia degrada e la democrazia si trasforma in oligarchia. Ma ciò che ancora si stenta a capire è che il protagonismo dei lavoratori non può realizzarsi in assenza di una loro autonoma e libera rappresentanza politica, cioè in assenza di un soggetto politico che ne assuma fino in fondo la centralità. Il partito di Berlusconi è per definizione il partito del denaro, nelle sue espressioni modernamente più rozze. Quello di Veltroni mette in lista Antonio Boccuzzi per prendere i voti operai, ma a “sta a fianco delle imprese”. Saprà la sinistra fare fronte a un compito storico nel passaggio cruciale del prossimo voto politico? Il segretario della Cgil dice che non esiste una forza progressista che non sia fondata sulla centralità del lavoro. Nello stesso tempo uno degli esponenti più in vista della stessa Cgil, che fu tra gli organizzatori della grandiosa manifestazione del Circo Massimo contro l'articolo 18, trasloca da Sinistra democratica al Pd, il partito che accoglie a braccia aperte Pietro Ichino, nemico giurato dell'articolo 18. Non è un bel segnale.

Si parla di lavoro... ma come? scritto per Megachip.info 25 feb 08