Al di là delle spensierate (e criminogene) previsioni di chi non l’ha prevista, la crisi infierisce in modo crudele su milioni di donne e uomini, di giovani e di anziani, di operai, precari, lavoratori dipendenti. E li demolisce nella loro condizione materiale e psicologica. Ma loro non si arrendono e scendono in piazza con la Cgil per chiedere una svolta: il governo, come si vede a occhio nudo e come denunciano anche i vescovi, per loro non fa niente. Perciò Epifani ha fatto bene a dire quel che doveva dire, dichiarandosi pronto per lo sciopero generale. Era ora: la storia secolare del movimento operaio dimostra infatti che se non lotti ti mettono sotto e nessuno ti concede niente.
Che Sacconi se lo sia dimenticato è naturale. Ma il vero smemorato di Collegno è Bonanni, il quale, di fronte al dramma di milioni di lavoratori, è rimasto a casa ma non ha evitato di rilasciare una dichiarazione insulsa e offensiva: “C’è chi porta in piazza i lavoratori insieme ai partiti politici”. Non sembra un delitto, tanto più che i partiti politici in questi anni hanno fatto ben poco per difendere i diritti dei lavoratori. Piuttosto c’è da chiedersi: Bonanni, chi è costui? Un sindacalista? Un pantofolaio? Un extraterrestre? Un padrone del vapore? O forse, più semplicemente, un complice (recidivo) del Cavaliere?
nuvola rossa