Pochi se ne sono accorti, e molti hanno fatto finta di niente voltando la faccia dall'altra parte. Ma la forma più grave e radicale di privatizzazione è stata in Italia la privatizzazione della politica, che ha raggiunto il suo culmine con una legge elettorale che consente ai padroni dei partiti di nominare i parlamentari, una volta rappresentanti del popolo ed oggi semplici maschere di scena al servizio della volontà del capo.
Berlusconi, che della privatizzazione della politica è stato il fervido teorico e l'esecutore materiale, ora dichiara di voler moralizzare ciò che ha sottratto a ogni controllo pubblico. Ma privatizzazione e moralizzazione della politica sono due categorie dell'agire umano tra di loro incompatibili e in perenne conflitto, come si vede a occhio nudo nella gestione della tanto amata politica del fare.
In materia di privatizzazione non c'è dubbio che il Cavaliere si consideri un eroe, al punto da proclamare urbi et orbi: «Sono meglio di Caligola, ho fatto eleggere il mio asino». Sebbene ormai molti convengano sulla nobiltà d'animo di un animale tanto bistrattato, non è dato di sapere come abbia accolto il complimento Romano Comincioli, senatore in carica e stretto collaboratore dell'imperatore dei nostri tempi.
Quanto alla moralizzazione, a cominciare dalla pulizia delle liste elettorali, la nomina dell'asino Comincioli non porta bene. «Compagno di scuola e poi manager, amico di Silvio Berlusconi», Comincioli, scrive Wikipedia, « per i suoi rapporti con la banda della Magliana venne imputato a Roma, poi assolto. Accusato poi di bancarotta fraudolenta, è stato latitante per alcune settimane. Infine imputato per le false fatture di Publitalia».
Nulla da dire. Un profilo di indiscutibile professionalità, un esempio alto della politica del fare di cui ci si può fidare. Come del resto del suo padrone, che prima lo nomina e poi gli dà dell'asino manovrandolo a portata di capezza.
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