Il primo maggio di Giorgio e Francesco

 

Celebrando la festa del lavoratori, Napolitano ha dichiarato che «è un dovere politico e morale concentrarsi sulle questioni del lavoro». Già, ma da quale punto di vista? Del salario, o del profitto? Essendo il garante della Costituzione, il presidente avrebbe dovuto dire chiaro e tondo che il lavoro, prima di tutto, è un diritto. Articolo 4: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo tale diritto». Il papa, cui non compete l’obbligo di vigilare sull’applicazione della Costituzione, ha affermato che una società senza lavoro è ingiusta. E che una società giusta non può essere fondata su una concezione «che cerca il profitto egoista». Chi ha ragione? E dov’è la sinistra? Fate voi. Noi avremmo preferito che Giorgio avesse pronunciato le parole di Francesco.

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