Karl MarxIl 5 maggio del 1818, a Treviri, nasceva Karl Marx. Il testo che segue, del 1848, illumina una categoria fondamentale del suo pensiero, ed appare ancora utile oggi, nelle mutate condizioni storiche, come chiave metodologica per aprire le porte all’indagine e alla comprensione del presente.

 

di Karl Marx - La lotta di classe

«La storia di ogni società finora esistita è storia di lotte di classi.

Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono stati sempre in contrasto tra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta.

Nelle prime epoche della nostra storia troviamo quasi dappertutto una completa divisione della società in varie caste, una multiforme gradazione delle posizioni sociali. Nell’antica Roma abbiamo patrizi, cavalieri, plebei, schiavi, nel medio evo signori feudali, vassalli, maestri d’arte, garzoni, servi della gleba, e per di più in ciascuna di queste classi altre speciali gradazioni.

La moderna società borghese, sorta dalle rovine della società feudale, non ha eliminato i contrasti fra le classi. Essa ha posto solo nuove classi, nuove condizioni di oppressione, nuove forme di lotta in luogo delle antiche»…

«La borghesia ha spogliato della loro aureola tutte quelle attività che per l’innanzi erano considerate degne di venerazione e di rispetto. Ha trasformato il medico, il giurista, il prete, lo scienziato in suoi operai salariati.

La borghesia ha strappato il velo di tenero sentimentalismo che avvolgeva i rapporti di famiglia, e li ha ridotti a un semplice rapporto di denari»…

«La borghesia non può esistere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi tutto l’insieme dei rapporti sociali…Il continuo rivoluzionamento della produzione, l’incessante scuotimento di tutte le condizioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca borghese da tutte le precedenti»…

«Il bisogno di sbocchi sempre più estesi per i suoi prodotti spinge la borghesia per tutto il globo terrestre. Dappertutto essa deve ficcarsi, dappertutto stabilirsi, dappertutto stringere relazioni.

Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti paesi…Al posto dei vecchi bisogni, a soddisfare i quali bastavano i prodotti nazionali, subentrano bisogni nuovi, che per essere soddisfatti esigono i prodotti dei paesi e dei climi più lontani. E come nella produzione materiale, così nella spirituale»…

«La borghesia ha assoggettato la campagna al dominio della città. Ha creato città enormi, ha grandemente accresciuto la popolazione urbana in confronto con quella rurale, e così ha strappato una parte notevole della popolazione all’idiotismo della vita rustica. Come ha assoggettato la campagna alla città, così ha reso dipendenti dai popoli civili quelli barbari e semibarbari, i popoli contadini dai popoli borghesi, L’Oriente dall’Occidente.

La borghesia sopprime sempre più il frazionamento dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Essa ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione e concentrato la proprietà in poche mani. Ne è risultata come conseguenza necessaria la centralizzazione della politica. Province indipendenti, quasi appena collegate tra loro da vincoli federali, province con interessi, leggi, governi e dogane diversi, sono state strette in unasola nazione, con un solo governo, un solo interesse nazionale di classe, un solo confine doganale»…

«Le condizioni borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la moderna società borghese, che ha evocato come per incanto così potenti mezzi di produzione e di scambio, rassomigliano allo stregone che non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate…Nelle crisi scoppia un’epidemia sociale che in ogni altra epoca sarebbe apparsa un controsenso: l’epidemia dalla sovrapproduzione. La società si trova improvvisamente ricacciata in uno stato di momentanea barbarie…e perché? Perché la società possiede troppa civiltà, troppa industria, troppo commercio….I rapporti borghesi sono diventati troppo angusti per contenere le ricchezze da essi prodotte. Con quale mezzo la borghesia riesce a superare la crisi? Per un verso distruggendo una grande quantità di forze produttive; per un altro verso, conquistando nuovi mercati e sfruttando più intensamente i mercati già esistenti. Con quale mezzo dunque? Preparando crisi più estese e più violente e riducendo i mezzi per prevenire le crisi.

Le armi con cui la borghesia ha abbattuto il feudalesimo si rivolgono ora contro la borghesia stessa»…

«Nella stessa misura in cui si sviluppa la borghesia, vale a dire il capitale, si sviluppa anche il proletariato, la classe degli operai moderni, i quali vivono fino a tanto che trovano lavoro, e trovano lavoro fino a che il loro lavoro aumenta il capitale. Questi operai, che sono costretti a vendersi al minuto, sono una merce come ogni altro articolo di commercio, e perciò sono egualmente esposti a tutte le vicende della concorrenza, a tutte le e oscillazioni del mercato»…

«Il proletariato attraversa diversi gradi di evoluzione. La sua lotta contro borghesia incomincia colla sua esistenza.

Dapprima lottano i singoli operai ad uno ad uno, poi gli operai di una fabbrica, indi quelli di una determinata categoria in un dato luogo contro il singolo borghese che li sfrutta direttamente. Essi non rivolgono soltanto i loro attacchi contro i rapporti borghesi di produzione, ma li rivolgono contro gli stessi strumenti della produzione; essi distruggono le merci straniere che fanno loro concorrenza, fanno a pezzi le macchine, incendiano le fabbriche, tentano di riacquistare la posizione dell’operaio del medioevo.

In questo stadio gli operai formano una massa dispersa per tutto il paese e sparpagliata dalla concorrenza. Il loro raggrupparsi in masse non è ancora la conseguenza della loro unione, ma è dovuta all’unione della borghesia che per raggiungere i propri scopi politici deve mettere in moto tutto il proletariato ed è ancora in grado di farlo…Tutto il movimento storico è così concentrato nelle mani della borghesia; ogni vittoria così ottenuta è una vittoria della borghesia

Ma con lo sviluppo dell’industria il proletariato non cresce solo di numero; esso si addensa in grandi masse, la sua forza va crescendo, e con la forza la coscienza di essa…E’ così che gli operai incominciano a formare coalizioni contro i borghesi, riunendosi per difendere il proprio salario. Essi fondano persino associazioni permanenti per approvvigionarsi per le sollevazioni eventuali»...

«Ma ogni lotta di classe è lotta politica. E l’unione per raggiungere la quale ai borghigiani del medioevo, con le loro strade vicinali occorsero dei secoli, oggi, con le ferrovie, viene realizzata dai proletari in pochi anni.

Questa organizzazione dei proletari in classe, e quindi in partito politico, viene ad ogni istante nuovamente spezzata dalla concorrenza che gli operai si fanno fra loro stessi. Ma essa risorge sempre di nuovo, più forte, più salda, più potente. Approfittando delle scissioni della borghesia, la costringe al riconoscimento legale di singoli interessi degli operai. Così fu per la legge delle dieci ore di lavoro in Inghilterra»…

«Tutti i movimenti avvenuti sinora furono movimenti di minoranza o nell’interesse di minoranze.

Il movimento proletario è il movimento indipendente dell’enorme maggioranza nell’interesse dell’enorme maggioranza»…

«Condizione essenziale dell’esistenza e del dominio della classe borghese è l’accumularsi della ricchezza nelle mani di privati, la formazione e l’aumento del capitale; condizione del capitale è il lavoro salariato. Il lavoro salariato si fonda esclusivamente sulla concorrenza degli operai fra di loro. Il progresso dell’industria, del quale la borghesia è l’agente involontario e passivo, sostituisce all’isolamento degli operai, risultante dalla concorrenza, la loro unione rivoluzionaria mediante l’associazione».

(dal primo capitolo del Manifesto del partito comunista, Editori Riuniti, Roma 1983)