IMU TASIAbbassare le tasse è di destra o di sinistra? Messa così la questione non ha senso. Innanzitutto, per la semplice ragione che in materia di tasse bisogna stabilire chi paga, chi ci guadagna e chi ci perde. Troppo semplice? No, perché a questo punto è necessario ricominciare dai fondamenti, spazzando via il polverone mediatico innalzato dal venditore di Rignano. Allora facciamo un po’ di pulizia. È di sinistra se fai pagare i ricchi e salvaguardi i poveri; viceversa, è di destra se fai pagare i poveri e salvaguardi i ricchi. È di sinistra se la tassa risponde a criteri di progressività; viceversa, è di destra se il criterio è regressivo. L’articolo 53 della Costituzione parla chiaro, e su questo punto non ci dovrebbero essere dubbi.
Ora si dà il caso che dall’abolizione totale delle tasse sulla prima casa, a prescindere dal reddito, dall’ampiezza e dalla qualità dell’abitazione, il ricco e il super ricco, proprietario di ville, castelli e palazzi “magnatizzi” (come direbbe il Belli), non pagherà più migliaia di euro. Mentre il povero, ma anche chi dispone di un reddito medio, risparmierà qualche decina o qualche centinaia di euro. Insomma, in questo caso più sei ricco e più ci guadagni, cosicché la progressività è stata rovesciata nel contrario. Le contorsioni dell’illustre costituzionalista Ainis secondo cui va bene così, tanto poi l’anno prossimo continueremo a «pagare in proporzione alla ricchezza individuale» (?!), suscitano un sentimento di profonda tristezza.
Se non lo sa, la prossima volta gli spiegheremo la differenza che passa tra la proporzionalità e la progressività. Ma c’è di più, poiché con l’abolizione totale della Tasi e dell’Imu sulla prima casa i grandi proprietari non solo non pagano secondo la consistenza immobiliare della loro residenza, addirittura vengono esonerati dalle tasse. Che significa? Semplicemente che il loro beneficio è direttamente proporzionale al danno inferto alla collettività nazionale, alla quale vengono sottratti mezzi finanziari da impiegare per investimenti produttivi e sociali. In altre parole, così si fa un bel regalo alla rendita immobiliare e finanziaria, che pesa come un macigno sulle possibilità di sviluppo del Paese.
Conclusione. Il venditore di Rignano, come è nel suo stile di governo tutto intento a costruire una Repubblica dei bonus che piccona i diritti, e a convertire i cittadini in sudditi che sugli spalti possono solo applaudire o fischiare, maschera con le parole la sostanza dei suoi provvedimenti. I grevi cantastorie che lo circondano insistono nel dire che l’abolizione della Tasi e dell’Imu è di sinistra. Un’altra novità del renzismo: un provvedimento di sinistra sostenuto dalla grande proprietà immobiliare e dalla Confindustria, e duramente contrastato dai sindacati, finora non si era mai visto.
In effetti, la convergenza di amorosi sensi tra Renzi e Squinzi è molto intensa. L’uno dice che abbassare le tasse «è giusto», l’altro che non pagare le tasse «è bello». Ma il provvedimento del governo, se stiamo ai fatti, è profondamente ingiusto. E dannoso per la collettività nazionale. Di un altro privilegio per la rendita parassitaria che ci soffoca non c’è proprio bisogno. Questa è una vergogna da cancellare di fronte ai drammi umani e sociali che sconvolgono il Paese.

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it