25 apriel - gratitudine resistentedi Leonardo Paggi - La memoria del 25 aprile si è ridotta a un'icona priva di significato politico.
L'attacco ai pilastri della cultura democratica dell'Italia postfascista.
Modello tedesco e modello Ue: dalla memoria della Seconda guerra mondiale alla memoria dell'Olocausto.
La difesa del nostro 25 aprile non può prescindere dal "nuovo terreno di lotta" di carattere sovranazionale rappresentato dalle Ue.
Giovedì 16 aprile con i discorsi delle prime tre cariche dello Stato è stato celebrato nell'aula di Montecitorio il settantesimo anniversario della Liberazione. Dalle cronache dei giornali abbiamo appreso che in chiusura sono echeggiate anche le note di Bella ciao. Quale più pieno e compiuto riconoscimento istituzionale del 25 aprile? Già, ma quello stesso parlamento, manipolato, spintonato, coartato, ha massacrato per mesi la lettera e lo spirito della nostra Costituzione, ossia — come amava sottolineare uno storico cattolico che mi piace ricordare, Pietro Scoppola — il frutto più maturo della cultura dell'antifascismo nel quale tutta l'Italia uscita lacerata e divisa dalla guerra avrebbe potuto e dovuto riconoscersi compiutamente.
Contro Berlusconi e una destra di governo che spesso anche in modo provocatorio amava dissociarsi dai valori della "prima repubblica", il 25 aprile conobbe una sorprendente rivitalizzazione politica. Il referendum istituzionale dell'aprile 2006 boccia con una larga maggioranza (61,3 dei No contro il 38,7 dei Sì) un pacchetto di rimozione forzata del carattere parlamentare della nostra democrazia, che è ricomparso poi, con pieno successo, nel programma di questo governo. Mentre ritorna puntualmente la trasformazione-abolizione del Senato, il drastico contenimento del potere di controllo del parlamento, ricercato in prima battuta con la proposta del "premierato forte" eletto direttamente dal popolo, viene perseguito oggi con una legge elettorale che annienta qualsiasi criterio di proporzionalità, mette in mora tutto il sistema della rappresentazione politica, dando al "vincitore" un incontrastato potere di comando e di manipolazione sull'insieme della vita politica nazionale.  vai al testo integrale scaricando il file in .pdf

Questo saggio di Leonardo Paggi è stato pubblicato su Critica Marxista del 15 giugno 2015