Karl Marx 1 460 minPubblichiamo l'intervento di Polo Ciofi sul tema "La rivoluzione della politica" in apertura della prima sessione del Convegno dedicato a Karl Marx, svoltosi al Macro di Roma dal 13 al 16 dicembre.
 
Il tema è centrale nel pensiero e nella vita di Marx dedicati alla lotta per trasformare la società. Un tema che oggi, nella fase del capitalismo globale digitalizzato, si ripropone e induce a inedite riflessioni e a nuove pratiche.
 
Al riguardo non mi sembra trascurabile che nel Manifesto del partito comunista si sostenga che «ogni lotta di classe è lotta politica»; e che quindi, ai fini del superamento della società capitalistica, decisivo è il fattore soggettivo della organizzazione in partito politico della classe lavoratrice. Era convinzione di Marx che in presenza del dominio del capitale, tale condizione soggettiva fosse essenziale e ineliminabile. E oggi?
 
Non si può dire che oggi, nel corso di una rivoluzione scientifica e tecnologica che cambia la percezione stessa del tempo e dello spazio, e quindi il modo di lavorare e di vivere, sia venuto meno il dominio del capitale. Al contrario, Balibar - ad esempio - parla di capitalismo assoluto, altri di dittatura del capitale.
 
Se di questo si tratta, è evidente che non si può rovesciare il dominio del capitale se non se ne riconosce la natura più profonda, al di là delle infinite forme in cui si manifesta e del movimento perenne che lo caratterizza. Scopriamo allora, secondo l’analisi marxiana, che «il capitale non è una cosa, ma un rapporto sociale mediato da cose», ossia da una immane raccolta di merci.
 
Un rapporto sociale appartenente a una determinata formazione storica, nella quale una parte della società insieme alla terra monopolizza i mezzi di produzione, di comunicazione e di scambio. E un’altra parte - di gran lunga maggioritaria - monopolizza solo le proprie soggettive capacità fisiche e intellettuali che ancora oggi chiamiamo forza-lavoro. Quindi, secondo la visione di Marx, lo sfruttamento di esseri umani e della natura da parte di altri esseri umani sulla base di determinati rapporti di proprietà è il tratto caratterizzante del capitale.
 
In tale rapporto sociale, annota il nostro interlocutore, il processo di produzione crea non solo il prodotto per il consumatore, ma anche il consumatore per il prodotto. Di modo che la distribuzione della ricchezza dipende in ultima analisi dalla distribuzione della proprietà.
 
La proprietà. Il convitato di pietra scomparso dall’orizzonte culturale e politico del nostro tempo, come se i rapporti tra gli esseri umani e tra le classi si fossero pietrificati in rapporti naturali, eterni e immodificabili.
 
Il contrario dell’analisi del Moro di Treviri, che - come ho già fatto notare in altre circostanze - risalendo dal feticismo delle merci e dunque dal rapporto tra cose, e da impersonali entità numeriche e quantitative, porta alla luce le relazioni tra gli esseri umani e di questi con la natura, che proprio in quanto tali hanno un inizio e una fine. E perciò si possono cambiare edificando una civiltà più avanzata in cui si ridefiniscano i principi di uguaglianza e di libertà.
 
Emerge così la possibilità di un processo rivoluzionario che rovesci l’ordine costituito. Una possibilità appunto. Che dipende dalle circostanze storiche concrete.
 
A Marx era estranea l’idea che il passaggio a una civiltà superiore possa avvenire per spontanea evoluzione, come pure la convinzione piuttosto primitiva secondo cui tale passaggio dovesse seguire un modello unico valido ovunque. Al di là delle varie ortodossie che lo hanno imbalsamato in poche ordinarie formulette, andrebbero liberate le enormi potenzialità del suo pensiero e del suo metodo analitico immergendosi nella realtà del nostro tempo per cambiare lo stato delle cose presente.
 
Serve un’analisi aggiornata di questa nuova fase del capitalismo e dunque una visione complessiva del cambiamento, sostenuta da una forza politica capace di praticarlo. Questa acquisizione di Marx si presenta oggi come una necessità dalla quale non sembra si possa prescindere.
 
La tradizionale forma partito è in crisi e non è ripetibile. E tuttavia nessun cambiamento reale appare possibile in assenza di una libera associazione di donne e di uomini liberi che si organizzano e usano le più aggiornate acquisizioni della scienza e della tecnica nella lotta per la loro libertà contro lo sfruttamento di sé e dell’ambiente naturale.
 
Senza politica non c’è rivoluzione. Ma senza studio e ricerca non c’è politica. Per trasformare una necessità storica in un movimento politico reale sono necessarie le condizioni soggettive. E queste Carlo Marx non ce le può dare. Ci offre però un metodo per poterle costruire.
 
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it