di Paolo Ciofi - Punto di partenza dell'ultimo libro di Fassina è la necessità di una svolta radicale rispetto alle scelte economiche dominanti.Non si esce però da una impostazione "distributiva".
La prospettiva diversa che è alla base della Costituzione.
La questione della proprietà
e l'esigenza di un nuovo socialismo.
Le analisi e le proposte.
(pubblicato su Critica Marxista n. 3-4 2014) - L'ultima fatica letteraria di Stefano Fassina, un'ampia ricognizione su temi cruciali di questa fase storica e sul ruolo della sinistra (Lavoro e libertà. La sinistra nella grande transizione, a cura di Roberto Bertoni e Andrea Costi, postfazione di Martin Schulz, Imprimatur, Reggio Emilia 2014, pp. 107), esce dagli usuali schemi del riformismo senza riforme tipico di questi anni, e riprendendo le argomentazioni di un precedente libro (Il lavoro prima di tutto, Donzelli 2013) ha l'ambizione di porre al centro dell'attenzione la questione del lavoro, dalla quale non si può prescindere se si vogliono prendere di petto le cause vere della crisi.
Nella visione dell'autore viene superata di slancio la tradizionale distinzione, codificata da Norberto Bobbio, secondo cui l'uguaglianza è di sinistra e la libertà è di destra. E infatti se la destra, attaccando frontalmente il lavoro e i suoi diritti, ha lesionato profondamente il principio di libertà, d'altra parte la sinistra, sradicata dalla sua base sociale, non è stata in grado di innalzare la bandiera né dell'uguaglianza né della libertà. Ma, osserva subito Fassina, «non riesco a declinare i principi di uguaglianza e libertà se non parto dal lavoro» (p. 11), come del resto la Costituzione prescrive.
Necessità di una svolta radicale
Nel nostro impianto costituzionale, il lavoro (la persona che lavora, l'insieme della classe lavoratrice) è il fondamento sia dell'uguaglianza che della libertà. Questo punto d'approdo di portata storica non andrebbe mai smarrito, e da qui dovrebbe muovere la sinistra per aprire un nuovo orizzonte di civiltà in Occidente, che oggi pone a fondamento della società la ricchezza e l'egoismo proprietario. Al contrario, nella crisi che non cessa, Fassina considera il lavoro «il vettore fondamentale, anche se non unico, per la dignità della persona» (p. 12). Di conseguenza, l'alternativa non è tra vecchio e nuovo, ma si misura sui contenuti, su un nuovo paradigma economico-sociale. (leggi tutto l'articolo dal link che segue)
Nel nostro impianto costituzionale, il lavoro (la persona che lavora, l'insieme della classe lavoratrice) è il fondamento sia dell'uguaglianza che della libertà. Questo punto d'approdo di portata storica non andrebbe mai smarrito, e da qui dovrebbe muovere la sinistra per aprire un nuovo orizzonte di civiltà in Occidente, che oggi pone a fondamento della società la ricchezza e l'egoismo proprietario. Al contrario, nella crisi che non cessa, Fassina considera il lavoro «il vettore fondamentale, anche se non unico, per la dignità della persona» (p. 12). Di conseguenza, l'alternativa non è tra vecchio e nuovo, ma si misura sui contenuti, su un nuovo paradigma economico-sociale. (leggi tutto l'articolo dal link che segue)
Scarica e leggi il testo integrale di questo articolo: "Discutendo di Lavoro e libertà"