aldo tortorella 350 260di Piero Di Siena da ilmanifesto.info del 19 luglio 2016 - Il 10 luglio scorso Aldo Tortorella ha compiuto 90 anni. E oggi, alla Casa del Cinema di Roma, un gruppo dei suoi numerosi amici e amiche, compagni e compagne, ha promosso un’iniziativa per festeggiarlo.
Ma qual è il filo rosso che tiene insieme la sua lunga e complessa esperienza politica? A ben vedere è la ricerca incessante del primato della libertà dell’individuo sopra ogni altra cosa. È, infatti, per Tortorella la piena realizzazione della libertà a fondare l’eguaglianza e non viceversa. E ciò rappresenta per la storia e la cultura del movimento operaio una vera e propria “rivoluzione copernicana”. Non si tratta dell’innesto sulle idealità socialiste dei principi nati all’interno del pensiero liberale, come è stato per tanti aspetti per l’azionismo in Italia e per molti filoni del socialismo europeo. Ma di un’elaborazione originale, del tutto organica all’assunzione dell’orizzonte del comunismo (o di quel “nuovo socialismo” di cui Aldo comincia a parlare quando con il fallimento dell’esperienza sovietica tale termine sembra diventare indicibile), insieme direzione di marcia verso il superamento dell’ordine sociale esistente e principio etico regolatore dell’agire politico. L’individuo, dunque, la cui libertà per Tortorella è l’obiettivo che fonda la funzione storica della sinistra, non è il soggetto assoluto e onnipotente del neoliberismo. La sua libertà si realizza nel rapporto con l’altro, attraverso un permanente senso del limite (non a caso egli è stato tra i primi a sinistra a comprendere la portata innovativa del femminismo della differenza) e l’aspirazione a costruire una rete solidale, attraverso cui si ricostruisce la trama di relazioni nelle classi e tra le classi, si fonda la lotta per l’emancipazione del lavoro dalle proprie catene, si realizza una democrazia piena fondata sulla partecipazione di tutte e di tutti.
Tale ispirazione ideale – figlia anche del giovanile tirocinio alla scuola di Antonio Banfi e del suo razionalismo critico e, probabilmente, principale molla che lo spinge poco più che adolescente ad aderire tra Milano e Genova alla lotta armata contro il fascismo – agisce permanentemente sotto traccia nella lunga esperienza nel Pci, dalla direzione dell’Unità di Milano alla partecipazione alla formazione di quel gruppo dirigente che, dopo l’VIII Congresso, Togliatti prima e Longo poi pensano debba ereditare quel prezioso patrimonio rappresentato dall’originale esperienza del comunismo italiano, sino alla vera e propria trasformazione della politica culturale del Pci che avviene sotto la sua direzione in netta soluzione di continuità con l’impianto storicista affermatosi nel secondo dopoguerra.
Ma è con la fine del Pci, a cui Tortorella si oppone non tanto nel nome del mantenimento delle vecchie identità ma in contrapposizione alla non sciolta ambiguità presente nello schieramento a sostegno della “svolta” di Occhetto tra omologazione alle idee dominanti e costruzione di una nuova alterità, che la sua originaria ispirazione viene in primo piano. Essa gli consente, infatti, di comprendere prima di altri che il “secolo delle masse”, con le sue ideologie, i suoi corpi intermedi, i suoi soggetti collettivi, è inesorabilmente alle spalle, che il capitalismo, attraverso il trionfo del neoliberismo, non solo ha dato luogo a una delle più grandi “rivoluzioni passive” della sua storia ma ha saputo interpretare una mutazione antropologica che chiama in discussione alla radice i destini stessi dell’umanità. Il luogo di discussione e d’iniziativa politica dove Aldo misura e verifica questa sua elaborazione è l’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra da lui fondata insieme a Giuseppe Chiarante, che diventa la sua esclusiva organizzazione di appartenenza dopo l’abbandono dei Ds in seguito alla partecipazione e al sostegno da parte del centrosinistra della guerra della Nato nella ex Jugoslavia.
Sono venti anni ormai che Tortorella e l’Associazione continuano a insistere sull’assunto che la sinistra o si rinnova dalle fondamenta o è destinata a morire. Del resto, che quella da cui tutti noi proveniamo – non solo in Italia, ma in Europa e nel resto del mondo – sia ormai sepolta è un dato certo. Come è certo che i tentativi di metterne in campo una nuova, anche quando si è di fronte a temporanei successi come in Grecia o in Spagna o negli stessi Stati Uniti, sono ancora incerti ed esposti al grande disordine da cui drammaticamente il mondo sembra essere travolto.
Non c’è da nascondersi che in molti di noi, che ai destini della sinistra hanno dedicato la propria esistenza, la tentazione di gettare la spugna è fortissima. Ed essa si manifesta in più modi: o votandosi al silenzio, o accodandosi alle tendenze che appaiono dominanti (siano essi i “populisti” o i “sistemici”, per usare il lessico introdotto da Franceschini nell’ultima direzione del Pd). Ma così non è per Aldo. Se c’è una personalità cui aderisce alla perfezione l’antica esortazione di Claudio Napoleoni, “cercare ancora”, quella è Tortorella. Lo spingono la sua curiosità intellettuale, di fronte alle grandi trasformazioni in atto negli assetti mondiali, nelle relazioni sociali e nella fisionomia delle classi, nel mondo della cultura e nella comunicazione e nei suoi strumenti. A novanta anni Tortorella è proiettato verso il futuro come pochi altri anche delle generazioni successive alla sua. E chi vorrà cimentarsi con il compito immane di ricostruire una sinistra all’altezza dei tempi nuovi e terribili che stiamo attraversando non potrà prescindere dal suo contributo.
Il festeggiamento è titolato «Le avventure della sinistra» e si svolgerà oggi alle 17 e 30 alla Casa del Cinema di Roma, Largo Mastroianni 2. Per chi vuole fare un dono, gradito contributo all’assistenza per i bambini di Gaza.