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Categoria: Politica e Istituzioni

bandabassotti_130quFino a qualche giorno fa le prime pagine dei giornali erano occupate dalle trame della P4 che avvolgono il Paese. Poi - con tutti i particolari necessari a montare il caso - lo scenario è cambiato, e in primo piano è venuta la manovra economica di un governo diviso e barcollante come un pugile suonato, al cui interno si combattono senza esclusione di colpi fazioni contrapposte con largo uso di ascari a contratto. Ma la montagna ha partorito il topolino.

Il flop è stato imponente, e il comportamento delle fazioni governanti semplicemente vergognoso, dal momento che si sono compattate al solo fine di continuare a galleggiare nella tempesta della crisi, infischiandosene del destino del Paese, dei suoi giovani e dei suoi lavoratori. E rovesciando sui governi che verranno dopo il 2013 una pioggia di lacrime e sangue per la modica cifra di 40 miliardi. Nel frattempo a pagare saranno coloro che sempre hanno pagato, con gran sollazzo di quel 10 per cento di italiani che detiene il 50 per cento della ricchezza del Paese.

Più che un governo sembra una banda di professionisti della frode e dell'inganno, dedita a incrementare il bottino sulle spoglie dell'Italia. A prima vista, tra lo scenario portato alla luce dalle indagini sulla P4 e il comportamento irresponsabile e vergognoso adottato dal Cavaliere e dalla sua corte di nani e ballerine, non c'è inerenza. Ma non è così, e non solo perché in gran parte i protagonisti sono gli stessi. In realtà, oggi viene a maturazione un processo degenerativo che muove da lontano, e che ha infestato la nostra democrazia.

Negli anni novanta fu portata alla scoperto la P2, e c'era Luigi Bisignani. Oggi viene a galla la P4, e Luigi Bisignani ancora c'è, con maggiore potenza. Al di là della rilevanza penale dei fatti, su cui la magistratura dovrà rigorosamente accertare se ricorrono gli estremi dell'articolo 18 della Costituzione, secondo il quale «sono proibite le organizzazioni segrete», non c'è dubbio che ci troviamo di fronte alla continuità di un sistema di potere opaco, sovrapposto alla sovranità popolare, che si colloca fuori delle istituzioni, soffoca la società e declassa l'Italia a Paese di Pulcinella, servo di un solo padrone.

Bisignani, condannato in diversi gradi di giudizio insieme a Forlani, Craxi, Martelli, Bossi e tanti altri di un'illustre compagnia, maneggiava la "provvista" della "madre di tutte le tangenti" nell'affare Enimont, per un ammontare di 150 miliardi di lire distribuiti dal finanziere Raul Gardini ai vari partiti. Con l'esplosione della globalizzazione e della finanza creativa, eravamo nel pieno del ripiegamento e della degenerazione della politica, ridotta al rango di sbrigafaccende al servizio dell'economia.

Un processo che ha trasformato i politici in politicanti, gli imprenditori in affaristi, i grandi capitalisti in perniciosi percettori di rendite. E che con Berlusconi ha raggiunto il suo culmine, spingendo l'Italia verso l'impoverimento e il degrado democratico e morale, come dimostra la manovra del governo. Un'esperienza, al tempo stesso, che su un punto decisivo ci ha detto una parola chiara: il potere economico deve essere limitato e sottoposto a controllo democratico, come la Costituzione prescrive.

In caso contrario, esso tende a strabordare e ad agire nell'ombra, piegando le istituzioni al proprio esclusivo interesse. Insomma, a soffocare la democrazia. Ma il potere economico non si può limitare e orientare all'interesse generale e all'utilità sociale, se coloro che non ce l'hanno non si organizzano politicamente. A questo dovrebbero servire i partiti e le istituzioni democratiche. O no? Che ne dice la sinistra dispersa ed egocentrica, che non riesce a superare la logica delle divisioni? E qual è il pensiero del maggiore partito di opposizione?

Paolo Ciofi