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sinistra 2016Ma oggi non ha senso tornare al capitalismo “buono”, come Keynes sosteneva. E non solo perché non è possibile camminare in avanti con la testa rivolta all’indietro. Ma perché il cosiddetto capitalismo “buono” ha prodotto quello “cattivo” nel quale siamo immersi. Ammesso che sia possibile tornare indietro, che senso avrebbe riprodurre le cause che hanno generato effetti così perversi e distruttivi? In altre parole, nelle mutate condizioni del mondo di oggi, il ritorno al keynesismo non è proponibile: perché non basta redistribuire in qualche misura la ricchezza attraverso il bilancio dello Stato e la spesa pubblica. Per ottenere qualche risultato positivo a vantaggio della collettività occorre intervenire nel processo di accumulazione della ricchezza e redistribuire la proprietà, mettendo sotto controllo i detentori del grande capitale e della finanza. Esattamente come è indicato nella Costituzione della Repubblica italiana fondata sul lavoro.
Per le stesse ragioni non è proponibile una riedizione del riformismo socialdemocratico, che con la fornitura di qualche pezzo di ricambio alla macchina del capitale, invece di cambiare la macchina, ha ridotto la socialdemocrazia al ruolo di portaborse del capitale. Dunque, non il ritorno a un’esperienza ormai bruciata dalla storia al pari di quella del "socialismo realizzato", ma la ricerca e la progettazione di un nuovo socialismo, fondato sui principi di uguaglianza e libertà, di solidarietà e giustizia sociale. Incombe l’esigenza di aprire nuove vie alla lotta dell’umanità per la libertà e l’uguaglianza.
Secondo Gallino bisognerebbe dare vita "a un nuovo soggetto di sinistra capace di imprimere al capitalismo Ue mutamenti radicali, magari sostituendolo con un inedito genere di socialismo democratico, o social-ecologico (oppure conferendogli, perché no, un nome affatto nuovo, visto il tradimento dei loro ideali costitutivi compiuto dalle socialdemocrazie europee dopo gli anni Ottanta)". In ogni caso, il problema della sinistra non è "salvare il capitalismo", come ha sostenuto Alfredo Reichlin, ma salvare dal capitalismo gli esseri umani e il pianeta terra.
Siamo così giunti, in conclusione, al tema politicamente dirimente che Luciano Gallino ci propone: "Se la politica la fa il capitale, come si può fare politica per opporsi al capitale"? E, aggiungo io, per metterlo sotto controllo? La risposta forse è facile a dirsi, molto più difficile è praticarla: attraverso la costruzione di una coalizione politica che unisca i nuovi lavoratori del XXI secolo, e che abbracci tutti coloro che sono colpiti dalla crisi. Non è vero che le “leggi” del capitale sono immodificabili come le leggi della natura. A maggior ragione si possono cambiare i Trattati della Ue, a condizione però - osserva Gallino - "di costruire in più Stati membri una forza politica all’altezza del compito".
Ciò richiede una coerente visione alternativa al sistema oppressivo del capitale e, al tempo stesso, la massima concretezza nelle risposte da dare all’incalzare della crisi: "L’importante è che ciascun passo [...] si collochi sulla strada di una reale svolta dell’economia e del pensiero economico". Riconnettere il legame tra la società e la politica, che il capitale ha pezzato materialmente e culturalmente per assicurare a se stesso il dominio sulla società e sulla politica, è l’altra grande operazione cui porre mano. Perché ormai sappiamo che il sociale opposto al politico inevitabilmente ripiega nella parzialità fino alla frantumazione corporativa. E il politico opposto al sociale inevitabilmente oscilla tra l’autoreferenzialità e il servilismo al capitale.
Le migliaia di associazioni e di movimenti che pullulano nella società dovrebbero darsi un’organizzazione, sporcarsi le mani con la politica e costruire un punto di vista libero e autonomo prendendo per base i principi costituzionali. Ma una sinistra alternativa con caratteristiche popolari e di massa, in grado di spostare i rapporti di forza nella società non può nascere solo dal basso, sebbene la spinta dal basso sia decisiva. E neanche solo dall’alto, dal semplice assemblaggio delle formazioni politiche vecchie e nuove dislocate sul versante di sinistra del Pd.
Queste formazioni possono dare tuttavia un contributo rilevante se escono dal tatticismo elettorale e dal personalismo esasperato, da vecchie idiosincrasie e nuove contrapposizioni, disponendosi a fare un salto qualitativo in due direzioni: l’elaborazione di un programma di lotte comuni; l’immersione nei conflitti sociali più acuti, dando prova con i fatti di stare dalla parte del lavoro. Se non si trova una nuova connessione tra il sociale il politico, esperienze come la coalizione sociale di Landini sono destinate al fallimento. E anche un sindacato come la Cgil, con tutti i suoi limiti, è in pericolo.
Diciamolo con franchezza: non si va lontano nella costruzione della sinistra se non si ha la forza di fare un repulisti dei ciarlatani, degli arrivisti, degli opportunisti e poltronisti ovunque collocati, nei movimenti e nei partiti. Senza sconti per nessuno. Gallino sottolinea l’esigenza di impegnarsi a fondo nella costruzione di un pensiero critico, che colloca lungo la linea Machiavelli, Marx, Gramsci, in grado di smontare la narrazione apologetica e falsificante finalizzata al dominio del capitale, in larga misura diventata ormai senso comune. Ha ragione. Aggiungerei che accanto alla forza del pensiero c’è bisogno della coerenza nei comportamenti, di uno stile politico completamente diverso, che richiede studio, competenza, soprattutto coerenza tra parole e fatti.
Insomma, abbiamo a che fare con un processo difficile, molto difficile. Realisticamente, se non si vuole vendere fumo, è poco probabile che potrà essere portato a compimento nell’anno che viene. Ma bisogna continuare a provarci. "Se un’autentica forza di opposizione non si sviluppa - ci avverte il nostro autorevole interlocutore -, o tarda ancora per decenni, quello che ci attende è un ulteriore degrado dell’economia e del tessuto sociale, seguito da rivolte popolari dagli esiti imprevedibili". Non sarebbe una bella prospettiva. Auguri a tutti.
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it