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Categoria: Partiti e Movimenti

E’ stata davvero una piazza del popolo, il 3 ottobre a Roma: di donne e di uomini che vogliono cambiare il sistema informativo per garantire la libertà d’informazione, e partecipare alle scelte di fondo che riguardano il presente e il futuro del Paese. In migliaia e migliaia erano lì non per osannare la maschera di un capo, ma per lanciare un segnale forte e chiaro, di presenza e di partecipazione, a chi governa e a chi sta all’opposizione. Mi torna in mente, in una situazione assai diversa, il Circo Massimo del 23 marzo 2002, quando tre milioni di persone risposero all’appello della Cgil chiedendo rappresentanza e un nuovo corso politico, ma dalle “due sinistre” non furono ascoltate.
Sono passati sette anni e i cambiamenti sono profondi. La TV, da mezzo di informazione, di acculturazione di massa e di unificazione nazionale, è stata definitivamente trasformata nel suo contrario: in strumento fondamentale per dominare il popolo, ridurlo allo stato amorfo e primordiale di consumatore di massa soggiogato dalla potenza del denaro, cui è concessa la libertà di dire sì o no nei sondaggi e di andare a votare ogni cinque anni.
I partiti, da strumenti di partecipazione per consentire ai lavoratori di concorrere alla direzione politica del Paese secondo Costituzione, sono stati rovesciati come un guanto e ridotti a oligarchie al servizio del capo: l’organizzazione del popolo, dei lavoratori, delle persone che quotidianamente vivono le conseguenze drammatiche della crisi, è stata sostituita dalla rincorsa al presenzialismo televisivo come surrogato della politica. E in TV il popolo viene blandito, lusingato, guidato e anche (metaforicamente) bastonato, come puntualmente ha eseguito il retroscenista Minzolini.
E’ questa spirale perversa che occorre spezzare, restituendo ai partiti e alla politica un carattere popolare e di massa. Senza di che, in assenza del conflitto sociale, si precipita nel caos della guerra di tutti contro tutti, e per battere Berlusconi ci si affida alla Corte costituzionale, ai giudici o al capo dello Stato. Di che si tratta, se non dello svuotamento della democrazia? In queste condizioni la libertà d’informazione, come ogni altra libertà, è a rischio in questo Paese. Ma proprio perché Piazza del Popolo ha lanciato un bel segnale, che ha mandato fuori giri il capo proprietario-utilizzatore finale e la sua squadra di guastatori d’assalto, ora a sinistra quel segnale è necessario raccoglierlo. E non ripetere gli errori del passato.
Paolo Ciofi



Questo articolo è apparso anche sul giornale Liberazione del 6 ottobre 2009 con il titolo "La sinistra raccolga quel segnale di popolo"