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Categoria: Partiti e Movimenti

L'Avicola San Martino di Cazzago (Brescia), una settantina di dipendenti, è un'azienda specializzata nella macellazione del pollame, realtà formalmente autonoma ed operante in regime cooperativo, ma in realtà articolazione produttiva del gruppo Amadori, monopolista nel settore della trasformazione avicola. Ad un certo punto, siamo nel 2005, il re dei polli (detto senza ironia) decide di abbattere drasticamente il costo del lavoro. Come?

Semplice: comunicando ai lavoratori che ogni prospettiva di continuità e di investimento nel consolidamento aziendale passa attraverso la riduzione delle retribuzioni, vale a dire sostituendo con il contratto delle cooperative agricole quello in essere, più oneroso, delle cooperative di trasformazione e azzerando tutti gli emolumenti aggiuntivi frutto della contrattazione integrativa aziendale: complessivamente, una decurtazione di quasi 2000 euro annui per ciascun dipendente. Il ricatto è esplicito: prendere o lasciare, dove lasciare significa cessazione dell'attività e licenziamento per tutti. In azienda sono presenti due sindacati, la Cgil e la Cisl. Mentre quest'ultima si dichiara subito disponibile, la Cgil si oppone e ricorre contro l'azienda per attività antisindacale, incassando una sentenza che impone all'azienda di sedersi ad un tavolo e trattare. Ma tutto, ben presto, si risolve in una finzione. L'azienda ripropone le proprie condizioni capestro e la Cisl, forte della maggioranza dei lavoratori e facendosi scudo del ricatto aziendale, sottoscrive la capitolazione.

A questo punto, la Flai-Cgil raccoglie le firme delle proprie iscritte alle quali si aggiungono alcune aderenti alla Cisl nel frattempo ravvedutesi e promuove un nuovo ricorso, contestando il diritto della Cisl di esercitare, con efficacia erga omnes, una potestà derogativa rispetto a contratti collettivi sottoscritti da tutte e due le organizzazioni sindacali. La sentenza di primo grado -confermata in appello il 12 dicembre scorso, giorno dello sciopero generale proclamato dalla sola Cgil- ordina all'azienda di risarcire i lavoratori di quanto è stato loro indebitamente sottratto: oltre 5000 euro ciascuno. Ora, questa vicenda si presta ad alcune considerazioni che travalicano, per importanza, il già rilevante successo della lotta ingaggiata dalle operaie dell'Avicola San Martino. La più scontata, ma sempre validissima lezione è che la coesione dei  lavoratori, unita ad un sindacato che non abdica al proprio ruolo, pagano. Anche quando il crinale è ripido e la posta altissima. La seconda è che avendo il giudice disposto che il risarcimento è dovuto ai soli ricorrenti, ne sarebbero esclusi -salvo atti unilaterali ed estensivi da parte dell'azienda- gli iscritti alla Cisl che avevano aderito all'accordo separato.

L'ipotesi di un doppio regime (nemesi paradossale per una Cisl corriva che sulla rottura del fronte sindacale aveva irresponsabilmente speculato) sembra improbabile, oltre che, malgrado tutto, non auspicabile. Anche se non scontata: i padroni non sono mai inclini alla generosità con i loro servi; li usano, ma non li munificano se ciò contrasta con i propri interessi. La terza e non meno importante considerazione riguarda i riflessi di questa vicenda sullo scenario più ampio delle relazioni sindacali in Italia, fortemente compromesse dalla vulgata degli accordi separati che Cisl e Uil stanno sottoscrivendo urbi et orbi nell'intento di isolare la Cgil e riscuotere dalle controparti qualche modesta ancorchè subalterna rendita di sottogoverno. Pier Giovanni Alleva ha già mostrato, su queste colonne, come persino la madre di tutti gli accordi separati -quello sul modello contrattuale, recentemente sottoscritto da Cisl e Uil con Confindustria e poi di seguito replicato con Confapi- possano essere efficacemente contrastati con solidi argomenti giuridici, oltre che, naturalmente, con la lotta. La sentenza dell'Avicola San Martino ne è un eloquente conferma. Un plauso particolare, dunque, alla tenacia dimostrata dalle lavoratrici dell'Avicola che vincono per se stesse e per tutti. Ed un ringraziamento agli avvocati Piccinini e Mangione che alle ottime ragioni di questa lotta hanno creduto sino in fondo.

Dino  Greco

P.S.: Il Giornale di Brescia pubblica oggi la classifica delle prime 500 aziende bresciane in ordine all'incremento di fatturato registrato nel corso del 2007. L'Avicola San Martino figura al settimo posto assoluto, con un aumento del 151% che porta il risultato complessivo alla non disprezzabile cifra di 58 milioni di euro: 350.000 euro sono -suppergiù- quelli sottratti (o estorti) ai lavoratori. Briciole. Si disponga l'azienda a restituire il maltolto.