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4 - La Costituzione, l’Europa e la rivoluzione del nostro tempo

 

sala minUna condizione che non si è realizzata. Come si è visto con il fallimento del disegno del compromesso storico delineato da Berlinguer, che supponeva di mettere in campo per l’attuazione della Costituzione, pur nell’alternanza dei governi, la medesima convergenza tra le diverse forze politiche che la Costituzione avevano scritto. Hanno prevalso invece le forze del capitale, per effetto dello spostamento della Dc e del Psi di Craxi su posizioni conservatici e centriste nel pieno dell’offensiva liberista condotta su scala globale da Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Ciò conferma che per l’attuazione della Carta del 1948 decisivo è il rapporto di forza nel conflitto di classe tra capitale e lavoro. Un conflitto che la Costituzione non cancella, ma trasferisce sul terreno democratico come fattore costitutivo del patto tra gli italiani.

La presenza in Costituzione di alcuni principi di portata universale riguardanti la pace, l’uguaglianza sostanziale, i diritti sociali, ha consentito a Berlinguer, in sintonia con l’affermazione che la democrazia è un valore universale del socialismo, di sviluppare una forte iniziativa in campo europeo, volta alla costruzione della «Europa dei popoli e dei lavoratori», «l’unica Europa possibile» come egli sosteneva. «Al movimento operaio dell’Europa spetta il compito storico (…) di farsi forza propulsiva e dirigente della costruzione di un’Europa comunitaria democratica, progressista e pacifica, che muove in direzione del socialismo»¹⁷.

Si trattava, nella sua visione, di una componente essenziale della terza fase del movimento operaio. In un mondo caratterizzato dalla sostanziale unificazione della vicenda umana nei Paesi ad alto sviluppo e in quelli del “terzo” e “quarto” mondo; da una rivoluzione scientifica e tecnologica in cammino verso il 2000 che cambiava i modi di lavorare e di vivere; dal mutato carattere della guerra, che «porterebbe alla distruzione dell’intera civiltà umana», Berlinguer sostiene che c’è bisogno «di un grande rinnovamento del socialismo». «Generale è l’esigenza di approfondire la comprensione dei tempi attuali e di ridare vita a quella creatività che è la linfa di ogni teoria e prassi rivoluzionaria»¹⁸.

Un’esigenza che oggi, in un’altra epoca storica, si ripropone in modo diverso, più drammatico e stringente. Berlinguer, fino agli inizi degli anni 80 del secolo passato, diede il suo rilevante contributo su temi decisivi come la rivoluzione delle donne, il rinnovamento della politica e il ruolo dei partiti, la questione ambientale, la rivoluzione elettronica nei suoi risvolti politici e sociali: tema, questo, rimasto sepolto nelle pagine di un’intervista del 1983, ancora di grande attualità dopo tanti anni¹⁹.

Ma la morte lo ha colpito in modo drammatico e improvviso, e noi non possiamo sapere quale sarebbe stato l’esito della battaglia a viso aperto che aveva deciso di intraprendere contro le posizioni cosiddette miglioriste, largamente presenti nel gruppo dirigente del Pci. Un orientamento, quello migliorista, che in nome di un riformismo “ragionevole” e “concreto” in realtà rifiuta il principio della trasformabilità del sistema e si attesta sulla trincea della governabilità, acconciandosi a gestire il capitalismo invece di rinnovare il socialismo.

Resta il fatto che i problemi e i conflitti di quel mondo che Berlinguer con la sua lotta intendeva cambiare non sono stati cancellati. Al contrario, per molti versi si sono aggravati. Come dimostrano le migrazioni massicce di popolazioni che fuggono dalle guerre, dalla fame, dalla desertificazione di interi territori. Nel tempo della rivoluzione digitale e della precarietà del lavoro, della robotica e della disoccupazione massiccia, dell’intelligenza artificiale e della distruzione della terra si richiedono analisi e forme di lotta del tutto nuove. Oggi, un sistema di sfruttamento feroce e violento mette a rischio la vita stessa degli esseri umani e dell’intero pianeta: una realtà che non si può cancellare nonostante gli sforzi della comunicazione mainstream. Questo sistema si chiama capitalismo, e l’esigenza di un suo superamento sta nelle cose, sebbene non sia maturata nella coscienza collettiva delle masse sfruttate. Il contrasto tra forze produttive e rapporti di proprietà, come direbbe il vecchio Marx, ha raggiunto un livello ormai insostenibile, ma non trova una soluzione politica.

Berlinguer la sua parte l’ha fatta e da lui bisognerebbe riprendere il cammino. Oggi tocca a chi, assumendo l’obiettivo dell’attuazione della Costituzione, non rinuncia a lottare per una civiltà superiore. Con una differenza non da poco tra le tante rispetto al passato: che occorre in pari tempo costruire il soggetto politico del cambiamento adatto allo scopo, nella dimensione nazionale ed europea. Questa, io credo, è la priorità del momento. La situazione non è semplice, ma bisognerebbe affrontarla con la consapevolezza che, muovendo dalla rottura storica del 1917, il pensiero e la pratica politica di Berlinguer sono - se così si può dire - una finestra spalancata sui travagli dell’Europa di oggi. Sul nostro presente e sul nostro futuro.

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it