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1 - Berlinguer e Lenin
«Nell’Europa occidentale c’è ancora il capitalismo: il Pci vuole sempre liquidare il capitalismo?», domanda Eugenio Scalfari in un’intervista del 2 agosto 1978. «La risposta è sì», afferma Enrico Berlinguer. «Noi vogliamo arrivare a realizzare qui, nell’Occidente europeo, un assetto economico, sociale, statale non più capitalistico, ma che non ricalchi alcun modello e non ripeta alcune delle esperienze socialiste finora realizzate e che, al tempo stesso, non si riduca a riesumare esperimenti di tipo socialdemocratico, i quali si sono limitati alla gestione del capitalismo. Noi siamo per la terza soluzione, la quale è richiesta proprio dalla impossibilità di acquietarsi nella situazione mondiale odierna». Prosegue il direttore di Repubblica: «Volete liquidare il capitalismo. E la democrazia?». «Proprio per salvare la democrazia, per renderla più ampia, più forte, più ordinata possibile bisogna superare il capitalismo». «Essere coerentemente anticapitalisti vuol dire anche essere coerentemente democratici», risponde il segretario del Pci¹.

In queste poche battute vi è la sostanza di una visione strategica che, al di là di passaggi tattici talora discutibili, ha segnato con coerenza l’impegno politico di Enrico Berlinguer. Senza dubbio una delle personalità più rilevanti del suo tempo: proprio per aver posto nel cuore del capitalismo avanzato, in Italia e in Europa, non in termini di ricerca specialistica o di un angoscioso “sogno” emozionale, ma di lotta sociale e politica che ha coinvolto milioni di donne e di uomini, il tema di una civiltà più avanzata oltre le colonne d’Ercole del sistema capitalista. Oggi considerate invalicabili pressoché dalla totalità dei partiti che in Europa si dichiarano di sinistra.

Di Berlinguer si ricordano soprattutto la denuncia della questione morale e la proposta del compromesso storico, ma la questione centrale che tutte le altre ricomprende, e che lo ha fatto emergere come un rivoluzionario moderno e innovatore sulle orme di Gramsci e di Togliatti, è l’assunzione del principio della trasformabilità del sistema come guida per l’azione. E dunque la ricerca delle condizioni, materiali e politiche, sociali e culturali, della trasformazione del capitalismo in una civiltà superiore nel mondo di fine Novecento. Berlinguer era un comunista che lottava per l’affermazione di un nuovo socialismo. In questo sta la sua diversità e la «principale diversità» del Pci rispetto agli altri partiti: in quanto i comunisti italiani, come egli stesso afferma, non rinunciano a lottare per il superamento del «meccanismo capitalistico».

«Si vorrebbero partiti di sinistra che di fatto si accontentano di limitare la loro azione a introdurre qualche correzione marginale all’assetto sociale esistente». Invece i comunisti italiani, secondo «due antiche e sempre vere espressioni di Marx», precisa il segretario del Pci, non rinunciano a costruire una società «di liberi e uguali» e a impegnarsi nella lotta degli uomini e delle donne per la «produzione delle condizioni della loro vita»². In altri termini, Berlinguer, in una situazione storico-politica completamente diversa e prospettando soluzioni altrettanto diverse, affrontò lo stesso problema che prese di petto Lenin nel 1917 in uno dei Pesi più arretrati e più complicati del mondo: la costruzione di una società diversa da quella capitalistica.

In questo senso si può dire che sia stato un continuatore dell’opera del grande rivoluzionario russo sulla strada aperta dalla Rivoluzione d’Ottobre: proprio perché si è impegnato a fondo nella ricerca di un un’altra via e di un’altra idea di socialismo, corrispondenti alle condizioni storiche del suo tempo. Non si trattava di rinnegare Lenin e la rivoluzione d’ottobre, come chiedevano con insistenza Bettino Craxi, lo stesso Scalfari e compagnia, cancellando un evento che per la prima volta nella storia ha visto i subalterni rovesciare il potere del capitale e spezzare la catena dell’imperialismo con conseguenze epocali negli assetti del mondo. La storia - sottolinea polemicamente il segretario del Pci - «non si rinnega», «né la propria, né quella degli altri. Si cerca di capirla, di superarla, di crescere, di rinnovarsi nella continuit໳.

Lenin, come ricorda ancora Berlinguer, contribuì a liquidare l’inconcludente settarismo dottrinario bordighista del nascente Pci, che, per usare la parole di Togliatti, stava trasformando il partito «in una setta rinsecchita di talmudisti, tagliati fuori da qualsiasi sviluppo degli avvenimenti». «Secondo una visione formalistica e giuridica della realtà», che da Hegel e da Marx tornava indietro a Kant e al kantismo. Come Lenin sviluppò e rinnovò Marx, osserva ancora Berlinguer, «così fecero Gramsci e Togliatti con Lenin; e così ci sforziamo di seguitare a fare noi»⁴.