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In quest’anno, centenario della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, dovremmo concentrare l’attenzione proprio su quell’evento, che per la prima volta nella storia ha visto i subalterni al capitale liberarsi e farsi classe dirigente. Pensiamo a un convegno di vasto respiro che potrebbe intitolarsi “Noi, l’Ottobre rosso e la rivoluzione in Occidente. La necessità di un nuovo socialismo”. Un’iniziativa impegnativa da preparare adeguatamente, coinvolgendo anche altre associazioni e istituzioni come le università, oltre che singole personalità e studiosi che hanno approfondito il tema.

 

Muovendo dall’analisi del 1917 e dalle sue conseguenze, dovremmo essere in grado di porre all’attenzione il tema del processo rivoluzionario in Italia e nell’Occidente avanzato, e dei contributi che in proposito hanno fornito Gramsci, Togliatti e Berlinguer. Gramsci per la visione dell’egemonia e della rivoluzione come processo; Togliatti per la teoria e la pratica della democrazia progressiva e del partito nuovo di massa; Berlinguer per la ricerca sulla terza fase del movimento operaio e sull’eurocomunismo. In definitiva tre fonti di un nuovo socialismo.

 

In tale contesto emergono due temi oggi particolarmente attuali. Innanzitutto, la Costituzione, che è passaggio decisivo nella storia del Pci e nella costruzione di un nuovo socialismo. Non solo. Oggi appare del tutto chiaro che il rovesciamento delle politiche economiche e sociali, necessario per portarci fuori da una crisi di sistema che investe globalmente gli esseri umani e la natura, per quanto riguarda noi italiani è organicamente connesso con la lotta per l’applicazione della Costituzione.

 

Nonostante le operazioni minimaliste in corso da più parti, non si può in alcun modo sottovalutare il fatto che il 4 dicembre è stato sconfitto, sia pure con diverse motivazioni, il tentativo di conformare l’impianto costituzionale sugli interessi della finanza e del grande capitale, come del resto chiedevano in coro i loro rappresentanti. Esattamente il contrario di ciò che stabilisce la Costituzione. La quale afferma non solo che la sovranità appartiene al popolo, ma anche che la Repubblica è fondata sul lavoro e non sul capitale.

 

Un principio che non ammette omissioni, dal quale scaturisce, come sappiamo, il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Ciò che comporta, com’è del tutto evidente, il rovesciamento delle politiche fin qui perseguite dai governi e delle direttive imposte dall’Europa. E, sul terreno politico, l’affermazione della classe lavoratrice come classe dirigente.

 

Quindi, dal recupero attivo della storia e della memoria del Pci, si perviene direttamente al passaggio cruciale della Costituzione e della sua applicazione, che dovrebbe essere il punto di riferimento per tutte le forze di sinistra e di progresso. Da qui al secondo tema di particolare attualità che dovremmo approfondire il passo è breve. Si tratta dell’Europa, e le ragioni sono piuttosto evidenti. Anzitutto perché i principi costituzionali, sebbene emersi dalla nostra storia culminata nella lotta antifascista, hanno una valore universale, che trascende la dimensione domestica.

 

Universale è il principio, cui sopra ho fatto riferimento, che sancisce la necessità di rimuovere gli ostacoli economici e sociali per assicurare libertà e uguaglianza. Universale è il principio che ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali. Universale è anche l’esigenza di tutelare il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni; di assicurare una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità di lavoro per uomini e donne a parità di condizioni lavorative; come pure l’esigenza di garantire il diritto all’occupazione, all’istruzione, alla salute, alla pensione. Non intendo annoiarvi con molte citazioni, voglio però sia chiaro che la Costituzione è un progetto di società nuova, che trascende i confini nazionali, e che noi dovremmo portare in Europa. Un impianto che garantisce tutte le libertà, ma non quella di offendere la dignità, la sicurezza, la libertà altrui.