virginia raggi m5s 350 260Di Virginia Raggi ormai sappiamo quasi tutto, meno l’essenziale: la sua idea della città che è stata chiamata a governare, capitale d’Italia e una delle principali metropoli europee. Ti sforzi, rileggi con attenzione il discorso d’insediamento della prima donna sindaco di Roma, che avrebbe dovuto delineare il progetto di una «città nuova», e la delusione non lascia scampo, anzi si moltiplica. Nessun pathos, nessun appello alla mobilitazione del popolo romano: l’autogoverno e i municipi non sono neanche nominati. Nessuna idea forza per una città unica in Europa e nel mondo, oggi sospesa sul crinale di un declino che sembra irreversibile.

 

Il destino di Roma? E quello di milioni di romani? Non se ne trova traccia in un discorso costruito su una sequenza di asserzioni come le seguenti, il cui contenuto resta accuratamente nell’ombra: «ricostruire una città in macerie non sarà facile, ma ce la possiamo fare»; naturalmente «per i nostri figli» (e i nonni? Che fine faranno i nonni, poveretti loro?); «Roma deve diventare una comunità»; sono necessari «umiltà, lealtà, rispetto», con relativa citazione di Petroselli e Argan; ecc. ecc. Ma i sindaci eletti dal Pci avevano di Roma un’idea ben chiara, che oggi non si intravede.

 

Nel discorso d’insediamento citato dalla Raggi, Gigi Petroselli sosteneva che «solo se i mali di Roma saranno affrontati, solo se la parte più oppressa della società, dai poveri e dagli emarginati agli anziani, dalle borgate ai ghetti della periferia avranno un peso nuovo su tutta la città, essa potrà essere rinnovata e risanata. Solo se sarà più giusta e più umana, potrà essere ordinata, potrà essere una città capace di custodire il suo passato e di preparare un futuro».

 

Parole di straordinaria attualità, che però la neo eletta non pronuncia e non ricorda. Di più: nel suo discorso d’insediamento, parlando di Roma, non compaiono parole come lavoro, povertà, migranti, questione abitativa, che rappresentano altrettanti drammi sociali. Si fa invece un generico riferimento alla trasparenza e alla partecipazione. Nel momento stesso in cui la piazza del Campidoglio viene blindata per impedire l’accesso ai lavoratori della Ibm minacciati di licenziamento e ad altri manifestanti.

 

Stesso stile e stessa blindatura del Palazzo come nel passato, a differenza di ciò che avrebbe fatto Petroselli, il quale sarebbe andato tra i lavoratori ad ascoltare le loro ragioni. Dov’è la discontinuità? Anche nel Palazzo una pletora di «ospiti degli onorevoli» ricorda atmosfere di altri tempi. Tecnologia e simboli del moderno al servizio dell’esaltazione della famiglia e dei famigli: una versione modernizzante e tecnologicamente sofisticata del vecchio familismo democristiano? A prima vista, sembrerebbe di sì. Resta il fatto che la prima uscita pubblica di Virginia Raggi obiettivamente non è stata un bel vedere.
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it